La tendenza è ormai chiara, internet è destinata a cambiare per sempre il futuro dei gionali. Lo si sa da anni, ma ora dopo che il New York Times, che guadagna di più con l'edizione online che non con quella su carta, la tendenza si conferma anche nei settimanali e nei mensili. Il gruppo editoriale Time che, oltre al prestigioso settimanale, pubblica riviste come People, Sports Illustrated e Fortune ha intenzione di tagliare quest'anno circa 150 posti di lavoro, oltre la metà dei quali giornalisti o responsabili editoriali. Cambierà sia il moTdo di lavorare dei periodici del gruppo Time Warner, che controlla anche Cnn e Aol, sia il sistema redazionale. Verranno infatti smantellati alcuni uffici, come quello storico di Parigi. Rimarranno i corrispondenti, che senza ufficio e segretarie. In un lungo articolo il New York Times ricorda che gli articoli di People, dedicati a star del gossip, in realtà pezzi che sono poco più lunghi di una didascalia sono scritti da ben sette persone, e poi riscritti in modo definitivo da una ottavo giornalista, in redazione. Il quale fa anche le telefonate di verifica. D'ora in poi, ogni articolo verrà scritto da un solo redattore, mentre le case dei corrispondenti diventeranno, con l'installazione di semplici postazioni laptop journalist, veri uffici domestici.
Uno tra o più seri studiosi dell'editoria americana, Philip Meyer, ha fatto un'ipotesi che non ha reso felici i giornalisti Usa. Secondo le sue valutazioni l'ultima sgualcita copia su carta del New York Times sarà acquistata nel 2043. La crisi di vendite che affligge i quotidiani da venti anni lascia pensare che la previsione sia realistica, se non addirittura ottimistica.
Più o meno ci sono voluti quasi quarant'anni. Ma alla fine il New York Times ha svelato l'identità di una gola profonda che resisteva da più tempo di quella dello scandalo Watergate. Un generale a tre stelle, oggi pensionato novantenne alle Hawaii, era la fonte di un articolo del 1967 che fece scalpore, perchè rivelava i dubbi all'interno dell'Esercito Usa sulla possibilità di vincere la guerra in Vietnam.
Capita, anche agli altri. Una situazione davvero incresciosa. Alla scuola di giornalismo della Columbia University alcuni studenti avrebbero barato durante l'esame di Etica Professionale. La vicenda ha fatto scattare un acceso dibattito interno tra gli studenti della prestigiosa "Graduate School of Journalism" che temono adesso che l'episodio, dai contorni ancora imprecisati, possa macchiare il riconoscimento accademico che stanno faticosamente perseguendo.
Maurice R. Greenberg, ex presidente del colosso assicurativo statunitense Aig, avrebbe cominciato a comprare azioni del New York Times, con l'obiettivo d'indebolire l'assetto di controllo del giornale da parte della famiglia Sulzberger. Lo dice il New York Post, aggiungendo che Greenberg avrebbe intenzione di rilevare ingenti quantitativi di titoli, nella considerazione fra l'altro che il New York Times, che ha una valutazione di mercato di circa 3,3 miliardi di dollari, agli attuali prezzi di Borsa è da ritenere sottovalutato. Alcuni azionisti del Nyt, come Morgan Stanley Investment Management, sono contrari all'attuale assetto del gruppo, che consente appunto il controllo da parte della famiglia Ochs-Sulzberger. Greenberg è stato per anni un personaggio di primo piano nella Corporate America, per rimanere travolto dallo scandalo relativo alla contabilità di American International Group, che lo costrinse alle dimissioni.
La questione è sempre la stessa. Il segreto professionale da una parte, i giudici che indagano su qualche caso dall'altra, i giornalisti sottoposti a restrizioni, perquisizioni, controlli. Qui da noi, in Europa e anche negli Usa. Su un provvedimento della Corte Suprema, relativo alle telefonate di due giornalisti del New York Times, è intervenuta Reporters sans Frontières con un comunicato che qui riporto qui sotto.
A suo modo è stato un perfetto cronista. Ieri è morto a Napoleon, in Ohio, il re dei vagabondi Usa, Maurice W. Graham, 89 anni, meglio noto come Steam Train Maury oppure Gran Patriarca degli Hobos. Personaggio tanto singolare che anche il New York Times, nella pagina dei necrologi, gli ha dedicato un lungo articolo. Nominato alla convention annuale per cinque volte re degli Hobos, cioe' i vagabondi che in linea con l'immaginario collettivo viaggiano sui treni merci, era stato eletto Gran Patriarca nel 2004. Da cronista aveva scritto nel 1990 "Sulla strada ferrata", un libro reportage dove aveva raccontato le sue straordinarie e spesso drammatiche avventure.