A New York ci sono 51 quotidiani. Dice Newspaper24. Comprese le free press, certo. Ma cinquantuno. Gli editori italiani vorrebbero avere la libertà di licenziare, come accade in America, i giornalisti che non garbano. Gli editori italiani non si sono mai posti il problema di dove andrebbero una volta cacciati dal loro giornale i giornalisti che non garbano. A Milano, città dell'editoria per eccellenza, ci sono undici quotidiani. Comprese le free press, certo. Ma anche un paio di quotidiani politici e almeno tre di esclusivo carattere economico e forse uno che non va nemmeno in edicola. Gli editori italiani sanno bene dove andrebbero i giornalisti disoccupati, a casa. La realtà è che il mercato non c'è, i lettori nemmeno. Gli editori hanno sperperato un patrimonio culturale immenso con politiche di diffusione sbagliate, lottizzazioni politiche, arroganza di potere, concentrazioni editoriali, feroci guerre pubblicitarie. Così è, nel solo quartiere di Brooklin ci sono due quotidiani, quattro nel Queens, due in ebraico e poi altri in arabo, spagnolo. Questo è mercato.
Maurice R. Greenberg, ex presidente del colosso assicurativo statunitense Aig, avrebbe cominciato a comprare azioni del New York Times, con l'obiettivo d'indebolire l'assetto di controllo del giornale da parte della famiglia Sulzberger. Lo dice il New York Post, aggiungendo che Greenberg avrebbe intenzione di rilevare ingenti quantitativi di titoli, nella considerazione fra l'altro che il New York Times, che ha una valutazione di mercato di circa 3,3 miliardi di dollari, agli attuali prezzi di Borsa è da ritenere sottovalutato. Alcuni azionisti del Nyt, come Morgan Stanley Investment Management, sono contrari all'attuale assetto del gruppo, che consente appunto il controllo da parte della famiglia Ochs-Sulzberger. Greenberg è stato per anni un personaggio di primo piano nella Corporate America, per rimanere travolto dallo scandalo relativo alla contabilità di American International Group, che lo costrinse alle dimissioni.
A suo modo è stato un perfetto cronista. Ieri è morto a Napoleon, in Ohio, il re dei vagabondi Usa, Maurice W. Graham, 89 anni, meglio noto come Steam Train Maury oppure Gran Patriarca degli Hobos. Personaggio tanto singolare che anche il New York Times, nella pagina dei necrologi, gli ha dedicato un lungo articolo. Nominato alla convention annuale per cinque volte re degli Hobos, cioe' i vagabondi che in linea con l'immaginario collettivo viaggiano sui treni merci, era stato eletto Gran Patriarca nel 2004. Da cronista aveva scritto nel 1990 "Sulla strada ferrata", un libro reportage dove aveva raccontato le sue straordinarie e spesso drammatiche avventure.
Il primo giornale americano nella classifica dei quotidiani più letti del mondo è soltanto undicesimo, ed è come sempre UsaToday. La hit parade delle cifre strabilianti è pubblicata da Newspaper24. Ai primi posti cinque giornali giapponesi. Con lo Yomuri Shimbun che incassa 14 milioni di copie al giorno. Il primo degli europei e del mercato occidentale è il tedesco Bild, il Corriere della Sera è 98° su cento, così in basso che non si nota.