Sarà Carlo Caracciolo il secondo azionista della nuova società editrice del quotidiano comunista francese Libération. Il primo è l'azionsita di maggioranza Edouard de Rothschild. Lo dice La Repubblica. L'annuncio segue l'approvazione avvenuta ieri da parte dei dipendenti del quotidiano del cambiamento dello statuto che li ha privati di una larga parte dei loro diritti di veto ma ha aperto le porte ad una ricapitalizzazione del giornale vicino al fallimento. Hanno votato sì al cambiamento dello statuto il 68 per cento dei giornalisti, il 60 per cento degli amministrativi ed il 50 per cento degli operai. L'approvazione della rinuncia ad una larga parte dei diritti attribuiti alla società civile del personale di Liberation era la condizione posta da Rothchild per la ricapitalizzazione di 15 milioni di euro. Con 135 mila copie vendute al giorno, il giornale a fine 2006 aveva accumulato perdite per circa 12 milioni di euro. Nel suo comunicato Edouard de Rothschild ricorda che l'azionariato è composto anche da Pathè, Mediascap, una società del gruppo La libre belgique, La derniere Heure, Suez, già azionari di Liberation che sono presenti con il 10%, 8% e 2% del capitale. Entrano anche una decina di investitori a titolo personale tra i quali Bernard Henri-Levy, Henri Seydoux, Pierre Bergè e Andrè Rousselet che assieme rappresentano l'8% del capitale. La società civile del personale di Liberation, fino ad ora la seconda componente azionaria investirà circa 100 mila euro ed anche la società dei lettori, creata all'inizio della crisi finanziaria del giornale, ha annunciato la sua intenzione a sottoscrivere l'aumento di capitale. Ha detto Rothschild che la nuova società azionaria consentira a Liberation di continuare a scrivere la sua storia.
Le banche creditrici di Liberation hanno deciso di dare una mano al quotidiano parigino in gravi difficoltà finanziarie abbuonando il 70% dei loro crediti, cioè 7 milioni di euro. Lo hanno detto Les Echos e Le Monde precisando che gli altri 3 milioni potranno essere rimborsati dal giornale nell'arco di 5 anni. Sul fronte dei detentori di obbligazioni, il fondo 3 ha accettato di abbandonare il suo credito di 2 milioni. Secondo Les Echos, l'obiettivo del quotidiano, che da ottobre è sotto procedura amministrativa di salvaguardia, è quello di arrivare a un abbandono di 12 milioni di crediti. Attualmente Liberation è in perdita secca di 27 milioni. I dipendenti di Liberation dovranno pronunciarsi nuovamente mercoledì prossimo sul cambiamento di statuto del giornale che implicherà la perdita di una parte dei loro diritti di voto. E’ questa la condizione posta dal principale azionista, Edouard de Rothschild per rifinanziare il quotidiano con 15 milioni di euro per non andare in fallimento. Sul cambiamento di statuto i dipendenti hanno già votato il 19 dicembre, senza che però emergesse una maggioranza sufficiente pro o contro il cambiamento.