Si fanno sempre più intense le voci di una vendita di Les Echos, principale quotidiano economico francese che appartiene al gruppo britannico Pearson che pubblica anche il Financial Times. Secondo Le Monde' il giornale starebbe suscitando grande interesse di gruppi come LVMH, che possiede l'altro importante quotidiano economico La Tribune, Bollore o Lagardere. Il quotidiano è valutato tra i 180 e i 200 milioni di euro. Molti dipendenti del quotidiano stanno intanto creando una società formata da giornalisti per poter avere voce in capitolo nel caso di una cessione. Alcuni dirigenti del giornale avrebbero anche incaricato una banca per studiare la ripresa della testata. Il quotidiano ecnomico è stato fondato nel 1908, e acquistato dal gruppo di Pearson nel 1998. La tiratura del quotidiano, che è uno dei pochi in attivo con un utile di 8,4 milioni di euro per un fatturato di 121, sfiora le 120 mila copie.
La famiglia Chandler, maggiore azionista di Tribune, il gruppo statunitense che possiede il Los Angeles Times e la squadra di baseball di Chicago, ha presentato un' offerta per acquisire la totalità delle azioni della società. E' infatti prevista una scissione delle attività principali del gruppo. L'offerta è di circa il 4,5 per cento più alta rispetto alla media del valore del titolo a Wall Street.
Il gruppo Lagardere, numero uno mondiale della stampa periodica presente in Italia con Rusconi, prevede la chiusura di alcune testate per far fronte al calo della diffusione. Lo ha detto il suo ceo Arnaud Lagardere: "Vi saranno dei cambiamenti inevitabili, alcuni probabilmente duri. Saranno annunciati il 25 gennaio. Faremo una razionalizzazione del portafoglio e della geografia''. Il polo media di Lagardere, presente in quarantaPaesi, pubblica testate a grande tiratura come i settimanali Elle e Paris Match.
La tendenza è ormai chiara, internet è destinata a cambiare per sempre il futuro dei gionali. Lo si sa da anni, ma ora dopo che il New York Times, che guadagna di più con l'edizione online che non con quella su carta, la tendenza si conferma anche nei settimanali e nei mensili. Il gruppo editoriale Time che, oltre al prestigioso settimanale, pubblica riviste come People, Sports Illustrated e Fortune ha intenzione di tagliare quest'anno circa 150 posti di lavoro, oltre la metà dei quali giornalisti o responsabili editoriali. Cambierà sia il moTdo di lavorare dei periodici del gruppo Time Warner, che controlla anche Cnn e Aol, sia il sistema redazionale. Verranno infatti smantellati alcuni uffici, come quello storico di Parigi. Rimarranno i corrispondenti, che senza ufficio e segretarie. In un lungo articolo il New York Times ricorda che gli articoli di People, dedicati a star del gossip, in realtà pezzi che sono poco più lunghi di una didascalia sono scritti da ben sette persone, e poi riscritti in modo definitivo da una ottavo giornalista, in redazione. Il quale fa anche le telefonate di verifica. D'ora in poi, ogni articolo verrà scritto da un solo redattore, mentre le case dei corrispondenti diventeranno, con l'installazione di semplici postazioni laptop journalist, veri uffici domestici.
Uno tra o più seri studiosi dell'editoria americana, Philip Meyer, ha fatto un'ipotesi che non ha reso felici i giornalisti Usa. Secondo le sue valutazioni l'ultima sgualcita copia su carta del New York Times sarà acquistata nel 2043. La crisi di vendite che affligge i quotidiani da venti anni lascia pensare che la previsione sia realistica, se non addirittura ottimistica.
Sarà Carlo Caracciolo il secondo azionista della nuova società editrice del quotidiano comunista francese Libération. Il primo è l'azionsita di maggioranza Edouard de Rothschild. Lo dice La Repubblica. L'annuncio segue l'approvazione avvenuta ieri da parte dei dipendenti del quotidiano del cambiamento dello statuto che li ha privati di una larga parte dei loro diritti di veto ma ha aperto le porte ad una ricapitalizzazione del giornale vicino al fallimento. Hanno votato sì al cambiamento dello statuto il 68 per cento dei giornalisti, il 60 per cento degli amministrativi ed il 50 per cento degli operai. L'approvazione della rinuncia ad una larga parte dei diritti attribuiti alla società civile del personale di Liberation era la condizione posta da Rothchild per la ricapitalizzazione di 15 milioni di euro. Con 135 mila copie vendute al giorno, il giornale a fine 2006 aveva accumulato perdite per circa 12 milioni di euro. Nel suo comunicato Edouard de Rothschild ricorda che l'azionariato è composto anche da Pathè, Mediascap, una società del gruppo La libre belgique, La derniere Heure, Suez, già azionari di Liberation che sono presenti con il 10%, 8% e 2% del capitale. Entrano anche una decina di investitori a titolo personale tra i quali Bernard Henri-Levy, Henri Seydoux, Pierre Bergè e Andrè Rousselet che assieme rappresentano l'8% del capitale. La società civile del personale di Liberation, fino ad ora la seconda componente azionaria investirà circa 100 mila euro ed anche la società dei lettori, creata all'inizio della crisi finanziaria del giornale, ha annunciato la sua intenzione a sottoscrivere l'aumento di capitale. Ha detto Rothschild che la nuova società azionaria consentira a Liberation di continuare a scrivere la sua storia.
Nel 2006, sono stati uccisi in 21 paesi del mondo almeno 81 giornalisti e 32 collaboratori dei media. Lo dice Reporters sans Frontières nel suo rapporto annuale sulla libertà di stampa. Più di 871 giornalisti sono stati fermati, 1472 aggrediti o minacciati, 912 media censurati e 56 sono stati rapiti, soprattutto in Iraq e nella striscia di Gaza. Nel 1994 furono assassinati 103 giornalisti. Per il quarto anno consecutivo, l'Iraq resta il paese più pericoloso al mondo per i professionisti dei media dove 64 tra giornalisti e collaboratori sono morti nel 2006. In totale, dall'inizio della guerra, 139 giornalisti sono stati uccisi in Iraq, ossia più del doppio del numero dei giornalisti uccisi durante i venti anni della guerra in Vietnam, quando furono 63 i reporter uccisi tra il 1955 e il 1975. Nel 90 per cento dei casi le vittime sono dei giornalisti iracheni. Le indagini per ritrovare i colpevoli sono molto rare, incomplete e, in generale, inefficaci. Al secondo posto nella lista degli stati più pericolosi, il Messico, diventato il paese più violento del continente americano, davanti alla Colombia. Nel 2006, 9 giornalisti sono stati uccisi mentre indagavano sul narcotraffico locale oppure sullo sviluppo dei violenti movimenti sociali in corso nel paese. Sono oltre 1.400 i casi di aggressioni e intimidazioni. Il numero dei casi di censura è di 912 contro i 1006 del 2005. Il maggior numero di casi di censura si è verificato in Thailandia. Il web è rigorosamente controllato in numerosi paesi del mondo. Nel novembre del 2006 nella lista dei tredici nemici di internet c’erano Arabia Saudita, Bielorussia, Birmania, Cina, Corea del Nord, Cuba, Egitto, Iran, Uzbekistan, Siria, Tunisia, Turkmenistan, Vietnam. Più di 871 giornalisti sono stati arrestati nel 2006 e 56 sono stati rapiti in 10 paesi.