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settembre 29 2004

Buon compleanno tesoro

E' il compleanno del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Riporto di nuovo i racconti dei tre incontri che ho avuto con quello che non era ancora il capo di tutti noi, ma gli assomigliava già molto. Lui era così.

Silvio Berlusconi prima

Ho incontrato Silvio Berlusconi tre volte, in tre occasioni molto diverse tra loro. La prima alla metà degli anni Settanta. Facevo il cronista per un programma sportivo di una delle prime emittenti private di Torino. Quando si chiamavano televisioni libere e non erano ancora a colori. Per dire. Un giorno un amico che fa il tecnico in una radio di Milano mi dice che c'è un certo Berlusconi che ha messo su una televisione e che sta spendendo un sacco di quattrini. L'esatto opposto nostro, dove di soldi ne giravano pochi. Il mio amico mi dice anche che questo Berlusconi offre ad un prezzo conveniente un programma sportivo sulle auto, tutto pronto, montato e confezionato. Magnifico.

Telefono, prendo un appuntamento e il giorno dopo vado a Milano. La sede della tv è uno spettacolo, rispetto alla nostra che è in buco di appartamento dove alla sera per tirare su gli ascolti facciamo lo spogliarello della casalinga. Una specie di collega dello sport mi dice che la prima puntata del programma è già pronta, che sarebbero contenti di andare anche su Torino, ma non sa dirmi quanto costa l'intero pacchetto. Mi fa segno di andare con lui, bussiamo ad una porta, entriamo in un ufficio dove c'è un indaffarto signore, tendente alla calvizie, piccolo ma sorridente che parla al telefono. Il collega gli mostra la cassetta che ha in mano e a gesti gli chiede "Quanto?". Lui mi guarda, allarga il braccio che non tiene la cornetta e rivolto al mio accompagnatore dice con un marcato accento milanese: "Ti ho già detto una volta, le dodici puntate non costano nulla". Mi fa un saluto con la testa e va avanti con la sua telefonata.

Torniamo nel corridoio e l'altro mi spiega che quello era il padrone, il dottor Silvio Berlusconi. Bene, mica male penso, un tipo tosto. "E' vero- mi spiega il collega- l'intero programma non costa nulla, ma non potete nè smontarlo, nè toccarlo. Il master deve andare in onda per intero con tutti gli inserti pubblicitari che noi vi diamo. Prima, durante alla fine del programma". Torno a casa con quello che mi sembra un ricco bottino, il programma è persino a colori, certo che questo Berlusconi è davvero generoso.

postato da: Sal alle ore settembre 29, 2004 21:40 | link |
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Silvio Berlusconi seconda

La seconda volta che incontro Berlusconi è ad una festa di Mike Bongiorno. Siamo a Milano nella prima metà degli anni Ottanta. La "Milano da bere", quella degli stilisti, di Bettino e di suo cognato il sindaco Pilli Pillitteri. Io sto a Retequattro, allora di proprietà Mondadori, e faccio il telecronista in un programma condotto da Maria Teresa Ruta che si chiama "Caccia al Tredici", in uno di sci di Mario Cotelli, ex allenatore della Valanga Azzura di Thoeni, e in un uno dedicato agli sport americani con Bruno Longhi. La rete mondadoriana è una pacchia, tutti spendono, bruciano e buttano. I quattrini escono e non entrano. Ormai c'è un buco che si allarga, si parla di chiusura, non ci sono più certezze. Tutto resta avvolto nel segreto più totale. La Mondadori ha centinaia di giornalisti, migliaia d'impiegati, è quotata in borsa. Ci sono azionisti da difendere. Se trapela una notizia l'impero di Segrate si sgretola.

Nel mezzo di questa tempesta una sera vengo invitato dalla Fininvest ad una festa all'hotel Principe di Savoia. E' una specie di compleanno di Mike Bongiorno che celebra non so quanti anni di televisione. La festa è all'ultimo piano. Mi piazzo davanti all'ascensore e mentre entro altre due persone s'infilano con me. Uno è Roberto Giovalli, allora direttore di Canale Cinque, e l'altro è Silvio Berlusconi. Sono amico di Giovalli da molti anni, è torinese anche lui, e stavamo insieme nella tv degli spogliarelli. Quando si accorge che il terzo nell'ascensore sono io mi presenta a Berlusconi. "Silvio- dice- questo è un mio amico che fa il giornalista a Retequattro". Il futuro Cavaliere spalanca la sua bocca a salvadanaio, sorride, mi dà la mano e dice: "Ah, allora mi sa che ci vedremo presto". Il segreto che tutela gli azionisti si è bruciato. Le porte dell'ascensore si aprono, Berlusconi e Giovalli attraversano a grandi falcate il salone e vanno ad abbracciare Mike. Io mi siedo ad un tavolo accanto, sento Berlusconi che racconta una barzelletta e tutti ridono.

Quando torno a casa mi rendo conto che Berlusconi ha rivelato quello che l'intera Milano cerca di fargli dire da settimane. Lo ha detto a me che sono uno sconosciuto. Potrei il giorno dopo comprare e rivendere titoli Mondadori. Un mattino entrano nel palazzo di Retequattro i dirigenti Fininvest, il giorno dopo l'annuncio, la rete è stata venduta a Berlusconi, il rubinetto è chiuso. E non è una barzelletta.

postato da: Sal alle ore settembre 29, 2004 21:37 | link |
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Silvio Berlusconi terza

La terza volta che incontro Berlusconi è alla fine degli anni Ottanta, quando il Cavaliere esce vittorioso dalla "guerra" di Segrate che lo opponeva a Carlo De Benedetti e ottiene, anche grazie al lodo Mondadori, il controllo della più grande casa editrice italiana. Io da un anno sono membro del comitato di redazione del gruppo editoriale. Sono cioè, insieme ad altri quattro colleghi, il rappresentante sindacale di quasi cinquecento giornalisti. L'ingresso di Berlusconi in Mondadori non piace per nulla alla maggior parte di noi, così come risulta da una serie di assemblee e da un pacchetto di giorni di sciopero che ci viene affidato dalla maggioranza dei colleghi. La preoccupazione vera non riguarda il posto di lavoro e nemmeno lo stipendio, ma il rischio che una concentrazione editoriale così potente nelle mani di uno stesso uomo possa ledere la libertà di stampa, di espressione e sia un ostacolo al pluralismo dell'informazione.

Il nuovo proprietario della Mondadori ha già nel 1990 tre reti televisive nazionali, una casa editrice di rilievo che comprende Il Giornale di Montanelli e ora anche l'impero di Segrate. Per noi, per tutti, per la maggior parte degli osservatori è troppo. Così decidiamo di chiedere un incontro con Berlusconi perché ci spieghi che cosa ne vuol fare della Mondadori, delle sue testate come Epoca e Panorama, e vorremmo conoscere i piani industriali, commerciali ed editoriali. E soprattutto c'interessa capire come pensa di risolvere la questione della "concentrazione editoriale" e naturalmente quella più prosaica della pubblicità. In quegli anni Berlusconi non è ancora entrato in politica, si sa che ha simpatie per Craxi, ma tutto il suo interesse sembra concentrato sulla possibilità, finalmente concreta, di entrare da protagonista nel salotto bene della Milano che conta, quella dei Mondadori, Formenton, Pirelli, Falck e di quello che resta della Rizzoli.

Il primo, dei tre che avremo con Berlusconi, avviene un mattino all'ultimo piano del palazzo Niemayer di Segrate. Attorno al tavolo della sala riunioni della dirigenza mondadoriana ci sono Berlusconi, Gianni Letta e Renzo Modiano, capo del personale della casa editrice. Dall'altra parte io e i miei quattro colleghi del comitato di redazione. Gli uomini che ci stanno di fronte, eccetto il capo del personale che ci conosce bene, hanno già la certezza che almeno tre di noi sono comunisti. Nei giorni precedenti l'incontro alcuni direttori hanno compilato una lista di possibili giornalisti comunisti. Personalmente non l'ho mai vista, ma quando Berlusconi ha invitato per giorni a turno a cena nella sua villa tutte le redazioni del gruppo, alcuni sono stati esclusi dal ricevimento. Io ero tra questi, così come pochi altri. Penso che l'inziativa della lista di proscrizione non sia partita da Berlusconi, ma sia stata opera di un gruppo di direttori, che nel tentativo di trasformarsi in tappetini da calpestare abbiano perso il senso della realtà. Tant'è vero che nessun membro del cdr aveva tessere comuniste, e per quanto mi riguarda sono stato simpatizzante per anni del Partito Repubblicano e collaboratore del quotidiano La Voce Repubblicana. Sono stato comunista solo in quei giorni.

La riunione comincia con le strette di mano, ma il clima non è rilassato. Per di più c'è un ostacolo fisionomico. Io porto i baffi e un collega di Panorama ha anche la barba. Avrebbe un'ombra di baffi pure la collega di Epoca, ma su questo sarebbe complesso aprire un dibattito. Com'è noto Berlusconi non sopporta barba e baffi. Si dice che il bravo Marino Bartoletti, giornalista sportivo che è passato in quegli anni dalla Rai alla Fininvest, se ne sia dovuto andare da Milano 2 proprio perché aveva grandi baffi scuri e nessuno lo voleva mandare in video. Può essere che a Berlusconi gli ricordino Stalin, quello che è certo è che nessuno di quelli che lavorano con lui, o vanno in onda su Canale Cinque, ha una qualche forma di peluria sul volto. Ma lì siamo a Segrate e c'è la delicata faccenda della concentrazione editoriale da discutere. Altrochè baffi. Tanto potere nei giornali nelle mani di un solo uomo mette in pericolo la libertà di stampa? Giornali così forti e diffusi non rischiano di modellare un'opinione pubblica verso un unico interesse? E di quanta libertà di giudizio potranno godere i giornalisti del gruppo?

Noi arriviamo dalla Mondadori storica di Arnoldo e poi da quella del libertario Mario Formenton. Uomini a cui non era certo necessario chiedere garanzie, loro stessi erano il nostro passaporto libero nei confronti del potere economico e politico. Le grandi inchieste di Panorama avevano, fino ad allora, fatto la storia del giornalismo indipendente. Ma Berlusconi, che ha affari ovunque e sul quale gravava già allora il peso della P2 di Licio Gelli, sarà così? A lui, quel giorno, chiediamo di esporci i suoi progetti editoriali, di fugare ogni dubbio, di darci certezze sul piano dell'assoluta libertà.

E qui si scopre il grande equivoco, Berlusconi non sa nulla di piani, è lontano mille miglia dalla faccenda della concentrazione editoriale, lui crede, lo ha sempre pensato, che noi fossimo lì per parlare di soldi. Un aumento di stipendio per tutti i giornalisti del gruppo, al di fuori del contratto integrativo aziendale, tanto consistente che Letta e il capo del personale gli suggeriscono sottovoce di valutarlo prima in un'altra sede. Insomma, parliamo di quattrini che ci mettiamo d'accordo. E mentre dice questo fa un gesto che non ho mai dimenticato, mette una mano all'interno della sua elegante giacca doppiopetto di Caraceni dalla parte del portafoglio e con l'altra fa il segno del denaro con le dita. Può darsi che sia stato del tutto casuale, che in realtà si sia aggiustato soltanto la piega della camicia, che il portafoglio nemmeno l'avesse come Gianni Agnelli, che il movimento di pollice e indice fosse involontario, ma in quei momenti mi era sembrata una faccenda tutta diversa. Debbo dire, per verità di cronaca, che non ho mai notato, nel corso di tutta quella lunga riunione alcun proposito di malafede in lui. Era soltanto che Berlusconi non immaginava nemmeno lontanamente che in un incontro aziendale, tra padrone e dipendenti, si potesse parlare d'altro che di soldi.

Così, dopo aver ascoltato le nostre richieste ed averci esposto la sua offerta, mi guarda fisso negli occhi. Io credo di avere mostrato il lato peggiore di me e lo osservo stupito, gli dico che se fosse per denaro non mi sarei seduto a quel tavolo, che i giornalisti della Mondadori hanno ottimi stipendi, che il contratto si rinnova l'anno prossimo, ma soprattutto che io e i miei colleghi siamo lì per questioni di doveri, di diritti e soprattutto di principi. Che abbiamo chiesto l'incontro per sapere da lui come pensa di gestire, secondo quali programmi di libertà e indipendenza, il più grande gruppo editoriale d'Italia. Lui sorride, ma in realtà non lo sa e nemmeno gli interessa tanto. Guardo i miei colleghi, insistiamo ancora per tenere la trattativa in piedi ed evitare lo sciopero, ma le parole restano sospese sul tavolo. Chiedo di sospendere la riunione, dico a Berlusconi che forse non abbiamo più molto da dirci e che dobbiamo raccontare l'incontro all'assemblea dei colleghi.

Lo guardo mentre si allontana nel corridoio. Capisco che tutto quello che ha detto è esattamente quello che pensa, che è un uomo spontaneo, che è convinto che sui soldi ci si troverà sempre d'accordo. Ma questa storia del principio di libertà d'informazione, della concentrazione del potere mediatico e oggi anche del conflitto d'interessi sono solo ostacoli da intellettuali perditempo. Soprattutto per lui che deve difendere, ora anche con il potere politico, il suo immenso patrimonio economico. Sono però certo che in lui ci sia sempre un fondo di onestà cristallina, intatta, che si porta dietro da sempre, fin da quando non aveva nulla di ciò che oggi possiede. Qualsiasi uomo di modesta cultura, figlio della piccola borghesia milanese conservatrice, più dedito agli affari che ai libri, più all'azione che al pensiero sosterrebbe che i temi morali, non quantificabili in concreto, non visibili, non tangibili, sono ore sottratte al lavoro e all'unico valore riconosciuto che è il benessere economico e dunque al denaro.

Quel giorno eravamo dunque davvero troppo distanti per trovarci d'accordo.

postato da: Sal alle ore settembre 29, 2004 21:36 | link |
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settembre 24 2004

Già che ci siamo

La serie di racconti A Cagher sulle Alpi potrebbe diventare la sceneggiatura di un film. Lo dice sul suo blog il regista torinese Alessio Fava. E già che ci siamo. I racconti, pubblicati su Veleno sono i miei che chi frequenta questo posto già conosce, Alessio li ha letti casualmente, gli sono piaciuti, ci siamo incontrati e adesso il progetto di trasformarli in sceneggiatura muove i primi passi. Vedremo. Un editore li voleva, gli ho risposto che non m'interessava. Scrivo per mestiere, qualche volta mi diverte farlo senza fare progetti. Ma questo di Alessio mi piace. E' un buon inizio.

postato da: Sal alle ore settembre 24, 2004 13:40 | link |
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settembre 22 2004

Strasburgo dedica un Delacroix a Raul Rivero

Il sindaco di Strasburgo Robert Grossmman, con Reporters sans Frontières, ha dedicato l'esposizione del dipinto di Eugenio Delacroix "La libertà guida il popolo" al giornalista e scrittore dissidente cubano Raul Rivero. Ho raccontato spesso nel Bersò di Rivero, un giornalista che sta pagando con vent'anni di carcere la sua posizione di oppositore al regime di Fidel Castro. E' soltanto un cronista Rivero e la sua detenzione è appena cominciata. Per mesi non ha potuto nemmeno vedere la moglie. La mostra, presso il municipio di Strasburgo, rimarrà aperta fino al 12 dicembre.

postato da: Sal alle ore settembre 22, 2004 21:44 | link |
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settembre 21 2004

Michael Eisner chiude defintivamente con la Disney

Il prossimo 30 settembre l'amministratore delegato della Walt Disney Co. Michael Eisner uscirà defintivamente dal consiglio di amministrazione della società americana e non cercherà di ottenere la carica di presidente, oggi ricoperta dall'ex senatore George Mitchell. Lo scrive il settimanale Fortune che riporta una intervista allo stesso Eisner. Il 10 settembre Eisner aveva già detto di volere lasciare l'azienda che guida da vent'anni, alla scadenza naturale del suo contratto nel settembre del 2006.

postato da: Sal alle ore settembre 21, 2004 21:45 | link |
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settembre 20 2004

Vendite dei giornali francesi in picchiata

La stampa francese e con l'acqua alla gola. Il rischio che tra qualche anno rimangano a Parigi soltanto tre quotidiani generalisti nazionali è ormai un'ipotesi avvalorata da dati e cifre. Forse non affonderanno Le Figaro per i lettori di destra, Le Monde per quelli di sinistra e il tabloid Aujourd'hui Le Parisien per il grande pubblico senza orientamento politico. Ma tutti gli altri potrebbero scomparire

In caduta libera diffusione e pubblicità. In rialzo costi e spese. Il trend ha colpito duro anche Le Monde. La più prestigiosa testata di Francia ne 2003 non poteva andare peggio con perdite per 18 miliardi di euro. Il direttore padrone del giornale Jean-Marie Colombani ha detto che il "ritorno all'equilibrio" è la priorità assoluta in risposta al crollo delle vendite, che sono scese del 10 per cento da gennaio a luglio e addirittura a -15 per cento ad agosto.

Va un po' meglio Le Figaro, che come Le Monde vende ogni giorno quasi 400 mila copie, che è stato di recente acquistato da Serge Dassault, capo del gruppo aeronautico Dassault Aviation e uno degli uomini più potenti di Francia. Ma è un'eccezione. Dei trenta quotidiani generalisti nazionali in circolazione subito dopo la fine della seconda guerra mondiale ne rimangono in edicola a Parigi soltanto sette e il numero potrebbe subire un'ulteriore, drastica contrazione perché quattro delle testate superstiti, L'Humanité, France Soir, Liberation e La Croix, sono ormai da tempo in cattive acque.

L'Humanité, roccaforte dei comunisti del Pcf, è con le vendite al lumicino, scese a 48 mila copie accumulando ogni anno deficit così pesanti che immaginarne una ripresa sembra impossibile. Sulla stessa rotta France Soir dove la Poligrafici di Riffeser, che ne aveva preso il controllo nel 2000 con l'ambizione di rilanciarlo e che ora cerca un acquirente.

La Croix, voce dei cattolici, é ormai ridotto ad un giornale di nicchia. Dall'alto infine delle sue 166 mila copie giornaliere nel 2003, Liberation, il quotidiano della sinistra colta fondato da Jean-Paul Sartre, ha accusato quest'estate un crollo del 17 per cento nelle vendite.

postato da: Sal alle ore settembre 20, 2004 22:09 | link |
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settembre 18 2004

L'emozione del nuovo cinema italiano e l'esordio del regista Alessio Fava

Nei commenti al post qui sotto c'è anche quello di Alessio Fava, il giovane regista di "Un giorno da Re". L'altra sera a Torino, al cinema Baretti, è stato presentato in anteprima il suo corto, del quale i frequentatori del Bersò sanno già molto, e che ora è in concorso in diversi festival d'Italia.

Il cinema Baretti è al centro del quartiere San Salvario. I torinesi sanno che cosa è San Salvario, ma per le cronache che lo raccontano come il quartiere più malfamato della città, credo lo conoscano in buona parte d'Italia. Qui c'è il più alto tasso di delinquenza di Torino, la più alta concentrazione di droga, il più impressionante numero d'immigrati clandestini.

In ogni buco, soffitta, antro di cortile abitano stipati come bestie uomini e donne, di ogni colore e religione. Al centro di questa favela metropolitana ci sono il cinema parrocchiale Baretti e cento metri più in là il Tempio, la casa di riposo ebraica e i pochi negozi casher di questa città. Sono uno dentro l'altro, i neri musulmani siedono davanti ad un bar dove dall'altra parte della strada giovani ebrei festeggiano il loro Sabato. Una casa di suore si affaccia sulla piazzetta dove c'è l'ingresso del Tempio. Gli ebrei che abitano nella casa di riposo quando ci sono le elezioni politiche vanno a votare nella casa delle suore.

Gli africani, i palestinesi, gli indù comprano e vendono nelle centinaia di piccoli negozi che corrono lungo i marciapiedi di questo quartiere, dove, per chi ci crede, sembra che Dio sia davvero uno solo. Restano rancori, muri d'indifferenza, una malcelata sopportazione. Ma il fatto che stupisce è che tutto questo c'è, esiste, ogni giorno, senza che una metropoli come questa sia andata in rovina.

Ammiro il coraggio del giovane regista Fava che ha girato qui il suo film, e che ha scelto per la prima il cinema di una parrocchia difficile di un quartiere simbolo. Credo che un giorno potrebbe davvero pensare a questa eccezionale molteplicità di genti, al loro incrociarsi di esistenze, perché forse è qui che un giovane amante del cinema deve guardare al futuro.

postato da: Sal alle ore settembre 18, 2004 10:44 | link |
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settembre 15 2004

Boicottate la Tamaro

Nel Bersò si parla soprattutto di giornali, ma spesso di libri e di cinema. Dunque. Il mio amico Imperialzeppelin nel suo Mille e Una Notte Rock invita a boicottare il film appena presentato di Susanna Tamaro. Firmo, condivido e sottoscrivo il manifesto. Qualche mese fa avevo chiesto agli amici che ho qui di disertare le sale in occasione della Passione di Mel Gibson, un film indecente, bugiardo e anche vile. Per ragioni diverse rilancio lo stesso boicottaggio con la Tamaro. Questa cattolica fanatica scappata dal cortile della parrocchia è davvero la peggior rappresentazione culturale di questo Paese. Chi sia davvero e che cosa voglia non lo so, e neanche m'interessa tanto. Perciò risparmiate il prezioso denaro, non leggetela, non guardatela, non ascoltatela, starete tutti meglio.

postato da: Sal alle ore settembre 15, 2004 21:51 | link |
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settembre 14 2004

Sony compra Mgm

La Sony si è comprata la Mgm. Il costo dovrebbe aggirarsi sui 5 miliardi di dollari. La Time Warner esce così defintivamente di scena.

postato da: Sal alle ore settembre 14, 2004 09:41 | link |
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settembre 13 2004

Dicevamo dell'America

Il post che c'è qui sotto è servito a farmi ritrovare un vecchio collega e amico milanese che non sentivo da tempo. Mi ha mandato una mail che in sostanza dice: "Sei sempre dalla parte dei guerrafondai, poi alla fine chi ci rimette siamo noi". E' scritto meglio di così, perché lui è un bravo giornalista. Ma il concetto è quello. Gli ho naturalmente telefonato, ma dato che questo blog è pubblico, qualchecosa voglia dirla anche qui.

1. Sto dalla parte dell'Occidente, non dei guerrafondai. Alle prossime elezioni americane vorrei che Bush uscisse per sempre dalla Casa Bianca. Voterei Kerry, anche se con il suo Vietnam mi ha già annoiato. L'antipatia per Bush però non mi ha impedito di schierarmi per quelli che erano favorevoli alla guerra in Iraq. La libertà di pensiero, pilastro della civiltà Occidentale, permette anche questo. Alla guerra preferisco il dialogo. Dialogare con Saddam e con Osama mi è sempre sembrato leggermente difficile. Fare quattro chiacchiere diplomatiche con chi fa delle stragi le proprie armi di dialogo è obiettivamente complicato.

2. Spero come tutti che le nostre volontarie tornino a casa. Ma diciamola tutta. Uno va in quell'inferno se ci vuole andare. Da qui il termine "volontario". Prendere un aereo e andare a Bagdhad non è propriamente come soggiornare sulla spiaggia di Miami. Qualche rischio c'è. Ora, ho il massimo rispetto per tutti i volontari. In un posto dove per le strade la gente passeggia con un lanciamissili sotto il braccio con la stessa naturalezza con cui noi teniamo il guinzaglio del cane è evidente che portare libri, medicare la gente, fare scuola a dei bambini che non hanno nè muri nè banchi qualche rischio deve pur comportarlo. Dunque, il rapimento, per quanto odioso sia, fa parte del gioco perfido che si accetta sbarcando a Baghdad.

3. I nostri militari vanno a Nassyria perché quello è il loro mestiere. Volontari, professionisti e ben pagati. Uno che fa il militare ha motivazioni serie, se poi lo stipendio è ottimo meglio ancora.

4. Nelle zone di guerra, per quanto incongruo possa sembrare, circola un sacco di denaro. Quelli che di lavoro fanno le guardie del corpo e vanno alla ricerca di fortune monetarie in quel covo di banditi sono perfettamente coscienti di quello che fanno. Credo. Se tutto va bene qualche società americana li ingaggia a peso d'oro e tornano a casa felici, appagati e con un discreto gruzzolo. Il rapimento fa parte del rischio d'impresa.

5. I miei colleghi giornalisti che fanno gli inviati in Iraq sono anche loro volontari. Credo che nessun direttore li metterebbe in catene se preferissero stare con il culo al caldo in redazione a casa loro. Gli inviati lo fanno un po' per passione, molto per vanagloria e ovviamente per denaro. Poi ci sono quelli che non escono dall'albergo e altri che si avventurano. Tutti tengono famiglia.

E' quanto. Aggiungo che negli Stati Uniti ci sono migliaia di vedove, uomini rimasti senza moglie, ragazzi e ragazze senza padri e madri, famiglie distrutte. Sono i "reduci" delle Torri Gemelle. In tre anni non ci siamo nemmeno accorti che esistono. Se fossi un direttore di giornale suggerirei di spedire un inviato tra quella gente. Che cosa fanno, com'è la loro esistenza adesso, come guardano al futuro. Sono loro le vittime della guerra. Tutto è cominciato da lì. Ma questa è un'altra storia.

postato da: Sal alle ore settembre 13, 2004 11:32 | link |
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settembre 12 2004

11 settembre

Un po' in ritardo, lo so. Con il contributo di Paolo di I Love America e con il sito di Pow Mia ecco che cosa è stata la tragedia dell'Occidente. Per questa ragione, per molte altre, e per l'appartenenza ad una civiltà della quale ci sentiamo orgogliosi eravamo, siamo e resteremo sempre americani.

postato da: Sal alle ore settembre 12, 2004 11:23 | link |
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settembre 9 2004

Alla Bbc il Worldwide è di troppo

La Bbc sta considerando la cessione di Bbc Worldwide, la divisione editoriale e commerciale. Ed ha perciò invitato tre dei giganti mondiali dei media, Time Warner, Bertelsmann e Walt Disney, a discutere possibili offerte. Lo ha detto il Financial Times, precisando che la Bbc ha stimato che Worldwide ha un valore massimo di 2 miliardi di sterline, circa 3 miliardi di euro. Secondo il quotidiano economico i dirigenti dei tre colossi dei media avvieranno trattative con il gruppo britannico, nelle prossime settimane, circa le attività della divisione, che includono Bbc America, i canali di BBC Prime, oltre a ventisei riviste, al merchandising e all'unità di vendita di programmi all'estero. La Bbc Worldwide impiega 2.200 persone ed ha prodotto lo scorso anno finanziario un flusso di cassa pari a 141 milioni di sterline. I suoi utili potrebbero raddoppiarsi , in base alle previsioni dei dirigenti della divisione, a oltre 70 milioni di sterline, nel medio termine, anche per la crescente domanda internazionale. Persone interne alle società americane, Time Warner e Walt Disney, hanno confermato di essere state invitate dalla Bbc, mentre i funzionari dei due gruppi non hanno voluto fornire ulteriori commenti, definendo preliminari le trattative.

postato da: Sal alle ore settembre 09, 2004 21:50 | link |
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Tempi d'oro per la tv inglese Itv che mette da parte l'Arsenal

La tv britannica Itv, nata dalla fusione all'inizio dell'anno tra Granada e Carlton, ha annunciato un aumento del 4,9 per cento delle entrate pubblicitarie per tutti i suoi canali. Si tratta della crescita più veloce registrata dal 2000. Gli utili lordi semestrali, i primi risultati resi noti dopo la fusione, sono stati pari a 132 milioni di sterline, circa 190 milioni di euro. L'amministratore delegato Charles Allan ha sottolineato che la fusione è stata un successo: "Stiamo registrando una reale crescita- ha detto 'amministratore delegato Charles Allan-. E stiamo aumentando i nostri obiettivi di risparmio per il futuro". L'emittente prevede infatti di ottenere, in seguito alla fusione, risparmi sui costi di 120 milioni di sterline, contro le precedenti stime di 100 milioni di sterline. L'amministratore delegato ha detto alla Reuters di avere intenzione di vendere alcune attività tra cui le quote nella francese Thomson e nell'australiana Village Roadshow. E che potrebbero essere ceduti anche i pacchetti nelle squadre di calcio del Liverpool e dell'Arsenal.

postato da: Sal alle ore settembre 09, 2004 21:43 | link |
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Time Warner pensa ad Adelphia

E' in vista una nuova acquisizione per Time Warner. Potrebbe trattarsi di Adelphia Communication. Lo ha detto il direttore finanziario della società Wayne Pace.

postato da: Sal alle ore settembre 09, 2004 21:37 | link |
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settembre 8 2004

Storie di Francia

Sono stato a Parigi qualche giorno. C'era l'Apple Expo, e non potevo di certo perdermelo. Erano anche i giorni del rapimento dei due giornalisti francesi. Mi sono attaccato alla televisione e ho approfittato della ricca mazzetta dei giornali che l'albergo mi offriva ogni mattina. Devo dire che ancora una volta la misura con cui i colleghi francesi hanno affrontato un tema così delicato è stata straordinaria. Altorché dieci pagine di apertura, speciali tv a tutte le ore, facce di politici in passerella. Grande senso dell'informazione, coperture di tutti fatti, commenti contenuti, gente che parla quando sa che cosa dire. Lì dentro c'era tutta Francia. La Francia della Rivoluzione. Noi la stiamo ancora aspettando.

postato da: Sal alle ore settembre 08, 2004 23:05 | link |
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