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agosto 30 2004

Usa, la stampa taglia i fumetti e lettori s'infuriano

Costretti a fare i conti con spese sempre più elevate e la necessità di guadagnare spazi per le inserzioni pubblicitarie, gli editori americani hanno iniziato a tagliare le pagine dei comics ritenute un lusso facilmente sacrificabile: mai decisione si è rivelata più impopolare. Così, nonostante i chiari di luna dell'editoria, i costi per la carta, il calo dei lettori e il bisogno di trovare pagine libere sulle quali ospitare preziosa pubblicità, i giornali statunitensi, che hanno avviato un processo di riduzione delle pagine dei fumetti, si trovano a scontare la ribellione dei propri lettori pronti a far sentire tutto il loro malcontento, via lettera, fax e Internet, sino a minacciare l'abbandono della loro testata abituale per andare alla ricerca delle amate strisce. La crociata a difesa del fumetto, per ora, riguarda i grandi quotidiani locali ma non ha mancato di attirare l'attenzione di giganti come il New York Times il quale dedica alla vicenda ampio spazio in prima pagina. D'altronde, non sono pochi i giornali, da centinaia di migliaia di lettori, che hanno deciso di ridurre gli spazi dedicati ai fumetti eliminando serie entrate nel cuore dei loro affezionati.

Tra più noti spiccano l'Atlanta Journal Constitution, il Salt Lake Tribune e il Dallas Morning News mentre lo Houston Chronichle sta valutando l'ipotesi di limitare i comics sulla sua edizione del sabato. Proprio il quotidiano di Dallas ha dovuto affrontare l'attacco di migliaia
di lettori quando ha annunciato di volere tagliare una dozzina dei 53 fumetti mandati in stampa ogni fine settimana. Oltre 40 mila appassionati infuriati hanno inviato le loro preferenze salvando strisce storiche come i Peanuts di Charles Schultz, Dilbert e For better or for worse e scegliendo fumetti più moderni dedicati alle nuove generazioni. Oltre che amanti dei fumetti, infatti, i lettori sembrano legati ai titoli del passato: un rischio per gli editori i quali vorrebbero puntare sui ragazzi, fra l'altro amanti del genere visto il successo dei Simpsons e dei prodotti Disney rilanciati al cinema e in televisione, per costruirsi un zoccolo duro per gli anni a venire.

Costretto a rivedere i propri piani dall'intervento dei lettori, il Dalls Morning News ha indetto un sondaggio per richiamare in servizio uno dei 12 fumetti tagliati. A vincere sono state le tenere vignette di Love is.., aforismi sentimentali spesso ritagliati dai lettori. A quanto pare, proprio queste vignette sono le più attaccate sui frigoriferi delle case americane.


postato da: Sal alle ore agosto 30, 2004 22:03 | link |
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Cina, il betseller che non piace al potere 

Si è aperto a Fuyang, nella provincia cinese dell' Anhui, il processo per diffamazione contro i sociologi Wu Chuntao e Chen Guidi, autori di un best-seller sulle tragiche condizioni di milioni di contadini cinesi. I due, marito e moglie, sono stati denunciati al locale tribunale intermedio del Popolo da Zhang Xide, un dirigente del Partito Comunista che si ritiene danneggiato dal libro. Il libro di Wu e Chen,  intitolato "Indagine sui contadini cinesi" ha venduto 150 mila copie nei giorni seguenti alla sua pubblicazione, in marzo. Poi è stato vietato ma migliaia di copie continuano ad essere vendute clandestinamente dai «pirati» attivi nell' editoria come in molti altri settori dell' economia
cinese.

Zhang chiede agli autori un risarcimento di 20 mila euro per aver citato in un capitolo le accuse che gli sono state rivolte da un gruppo di contadini del villaggio di Wangying: secondo i contadini Zhang avrebbe introdotto delle imposte astronomiche ed ingiustificate e avrebbe poi perseguitato, in combutta con la polizia locale, coloro che avevano osato protestare. L'avvocato dei due sociologi Pu Zhiquain afferma che i testimoni citati da Zhang sono gli stessi poliziotti accusati di aver torturato alcuni contadini. Il libro racconta storie tragiche di sfruttamento e di oppressione dei contadini da parte di funzionari locali senza scrupoli. "Per capire il successo del libro bisogna ricordarsi che in Cina l' urbanizzazione è un fenomeno recente, iniziato con le ultime due generazioni"  ha detto Lu Xueyi, sociologo dell' Accademia delle Scienze di Pechino "Tutti hanno dei parenti in campagna e tutti sono curiosi di sapere quello che succede". Quella del livello spaventosamente alto di tassazione dell' agricoltura, secondo il sociologo, è una faccenda "difficile da capire solo per gli stranieri ma anche per gli stessi cinesi".

E aggiunge: "Non è la prima volta che queste cose vengono alla luce, però questa volta sono state messe nella forma di un romanzo, sono scritte in modo appassionante. Allo stesso tempo, si tratta di storie vere, che sono state ricostruite con un grande lavoro di investigazione" e tutto questo prima che il libro fosse messo al bando.


postato da: Sal alle ore agosto 30, 2004 21:56 | link |
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Un link nuovo

Lo dico agli amici che ho qui e con i quali condivido passione, interesse e affetto per l'America. Ho aggiunto il link di Zeppelin, fateci un salto ora che siete tornati dalle vacanze. Lui è uno straordinario conoscitore di musica, ha gusti un po' complicati, almeno per me che mi commuovo con Ray Charles. Tant'è. Questo blog è un racconto intimista, scritto con la mestria di un collega bravo. Una faccenda abbastanza rara dalle parti dei nostri giornali. Se la sua musica vi fa un certo ribrezzo, come a me, diteglielo, ma tornate lì tutti i giorni, perché troverete sempre uno spunto per trascorrere dieci minuti di eccellente lettura.

postato da: Sal alle ore agosto 30, 2004 17:01 | link |
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agosto 29 2004

Gran Bretagna, vendite da primato per libri su fatti inutili

Come si dice "Ti amo" in 45 lingue, quanti sono i ponti che attraversano il Tamigi, come si fa a piegare un sari e quali presidenti Usa appaiono sui dollari. Un libro che raccoglie questi ed una miriade di altri dati, classifiche e liste senza un legame logico e apparentemente inutili, sta andando a ruba nelle librerie britanniche e ha lanciato un nuovo trend letterario: il filone del banale. "Schott's Original Miscellany" (Miscellaneo originale di Schott), scritto da Ben Schott è uscito nel novembre del 2002 ed ha venduto oltre un milione di copie insieme al suo secondo libro dedicato interamente a fatti e dati riguardanti cibo e bevande. Ma non è soltanto Schott ad essersi accorto dell'interesse dei lettori per questo genere letterario. Un libro di annotazioni e informazioni relative unicamente allo sport ed un altro dedicato alla musica hanno venuto finora 70 mila e 50 mila copie rispettivamente. Uno che elenca fatti, dati e curiosità su gay e lesbiche uscirà presto in Gran Bretagna, come anche la 15/esima edizione di un libro che raccoglie classifiche "top 10" di vario genere.  Toby Mundy della casa editrice Atlantic Books, sostiene che Internet è uno dei fattori che hanno contribuito al successo di questi libri di consultazione. "Nessuno si comprerà più un'enciclopedia da 26 volumi. Basta iscriversi ad un servizio online e cercare su dizionari interattivi. La ragione per cui Schott e chi lo ha imitato hanno avuto successo è che le cose che si basano su delle liste appassionano ancora il lettore", ha detto Mundy. Secondo altri invece sono la copertina, le dimensioni e la facilità di lettura ad aver fatto del libretto di Schott il bestseller del momento. "Si presenta bene, con una bella copertina rigida che lo fa sembrare più importante di quanto è, cosa che fa del libro il perfetto articolo da regalo", ha dichiarato Jon Howells della catena di librerie britanniche Ottakar. Riguardo alle numerose imitazioni che si sono susseguite a Schott, Nicholas Clee, direttore della rivista di editoria The Bookseller, non ha dubbi: "Ogni successo editoriale dà origine a imitazioni. I migliori sopravviveranno ed il resto sparirà. Ma sono libri destinati a prosperare. Tutti, e quello di Schott in particolare, diventeranno difficilmente antiquati, la gente continuerà a leggerli anche fra un po' di tempo. Promettono di dare molte informazioni in maniera divertente e non impegnativa". Ecco la classifica dei dieci libri inutili più venduti nel Regno Unito.  1) Schott's Original Miscellany, l'originale. 2) Shitès Unoriginal Miscellany, la parodia dell'originale. 3) Whitaker's Almanac, la bibbia dei libri di consultazione. 4) Top Ten of Everything,  l'elenco delle classifiche top 10. 5) Schott Food and Drink Miscellany, il secondo libro di Schott. 6) Fotheringham's Sporting Trivia, stesso formato, ma dedicato allo sport. 7) Eye Witness Top Ten Travel Guides, graduatorie di ristoranti, pub, hotel a livello mondiale 8) Motson's National Obsessions, libro del banale del veterano della BBC John Motson 9) That book, stesso formato ma dedicato alla musica. 10) Inverne 's Stage and Screen Trivia, stesso formato per cinema e teatro.

postato da: Sal alle ore agosto 29, 2004 22:09 | link |
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agosto 27 2004

Enzo Baldoni, la lunga notte dei blogger

E' stata una notte lunga questa, per tutti quelli che cercano sul Web consolazione e verità, amicizia e confronto, desideri e parole. Riporto qui sotto per chi non avesse la possibilità di leggerlo su carta il pezzo che ho scritto a pagina 5 per il mio giornale, La Stampa, sulla morte di Enzo Baldoni. E su quello che Ã¨ accaduto questa notte nel mondo di Internet.

NOTTE DI DOLORE SU INTERNET. LA RABBIA DI AMICI E LETTORI


Il popolo dei blogger: basta con la guerra


«Era un uomo che credeva nella pace, non morirà mai»


E’ lunga la notte del dolore degli amici blogger di Enzo Baldoni. Il suo «Bloghdad», il diario virtuale su Internet che Enzo aggiornava quotidianamente, è muto all’ora della tragica notizia. «I post e i commenti riapriranno solo quando sarà Enzo stesso a farlo» ha lasciato scritto qualcuno. Ma la pena e l’angoscia per il reporter milanese hanno percorso il Web, ora dopo ora, come un fiume in piena. Il riferimento per tutti è stato il blog di Pino Scaccia, l’inviato della Rai da Baghad che con la sua «Torre di Babele» racconta su Internet il dramma della guerra irachena.
Al centro della sua homepage: «UCCISO». E’ l’una di notte quando Scaccia dall’Iraq scrive: «Una settimana. Una settimana fa, giovedì scorso, lo abbiamo lasciato nella moschea di Kufa, proprio dove da poche ore è stata siglata forse la pace definitiva per l’Iraq. E adesso la notizia della morte di Enzo Baldoni, quando invece le voci qui a Baghdad sembravano confortanti. Queste bestie che si firmano ‘Esercito islamico dell’Iraq’ hanno mantenuto in pieno la minaccia, rispettando rigorosamente i tempi. Gente che uccide, terroristi che non vogliono la pace».
Le ore trascorrono lente, cariche di paura e angoscia. Nel blog di Scaccia arrivano decine di messaggi da lettori, amici, gente che in questi giorni e nelle ultime tragiche ore ha partecipato al dramma di Baldoni.
Erika dice: «Non ho parole, solo tanta tristezza». Schiele non ha mezzi termini e scrive un messaggio duro: «Bastardi assassini, affan...questa guerra santa!». Emanuela saluta Baldoni così: «Non voglio crederci. Mi sento così inutilmente banale. Ciao Enzo».
Ma tutti i navigatori blogger sanno che quel filo si è ormai spezzato. A notte fonda, accorrono al sito di Pino Scaccia, quasi a volersi consolare a vicenda, come se potessero parlarsi, confrontarsi, raccontarsi una storia di dolore. Toto regala un ultimo saluto a Baldoni: «Gli Uomini Giusti non muoiono mai» scrive commosso. Nell’animo di molti c’è posto anche per una preghiera: «Ho sperato, ho pregato per un uomo che credeva nella pace. Non sono capace di dire altro» scrive Nupi.
E’ una corsa a partecipare, sempre più numerosa. A.b. cerca anche conforto, guarda al futuro e dice: «C'è solo tanta tristezza. Un grazie sincero a chi continua a regalare sprazzi di verità. Le parole di Enzo, le foto e le testimonianze resteranno scritte per sempre nella storia».
Pucci segue il dramma dell’Iraq, sembra che abbia trascorso la giornata dell’ultimatum ad aspettare e sperare, poi scrive sconfortata: «E’ una notizia terribile, non so perché ma me lo sentivo, specie dopo tutta la violenza di oggi». Francesca è quasi atterrita. A mezzanotte e un quarto dice: «No! Non è giusto! Non ho parole, sono sconvolta».
Era il giornalista che raccontava gli orrori della guerra e lavorava per la pace, ma anche il reporter che i blogger amavano di più leggere. Ludik scrive: «Sono triste e desolato come non mai.Questa guerra assurda sta seppellendo i nostri migliori valori, e ora anche un uomo tra i più giusti».
C’è chi cerca consolazione nella musica. Chiara scrive: «Ascolto a ripetizione ‘Il sultano di Babilonia’ di Branduardi. Parla di uno come te, Enzo, si chiamava Francesco e correva come un pazzo per portar un po' di pace».
Enzo Baldoni come un bambino un po’ ingenuo, racconta Fabrizio: «Quel filmato trasmesso da Al Jazeera mi aveva colpito, avevo colto in Baldoni la presenza di un notevole coraggio. Mi sembrava un dolce bambinone poco più anziano di me che poteva essere in grado di ipnotizzare con la sua dolcezza quei freddi assassini. Non c'è riuscito, non ha avuto culo o forse altro, ma sono uomini come lui che danno l'esempio, non vorrei essere retorico ma della sua umanità rimarrà traccia».
La pace alla fine vincerà, dicono tutti, ma ora c’è posto solo per l’angoscia: «Non riesco a rendermene conto, credevo che mai avrebbero potuto uccidere una persona assolutamente pacifista. Pazzi». Sembra non finire più questa notte di incubi, è quasi mattino, nessun blogger è andato a dormire.




















postato da: Sal alle ore agosto 27, 2004 09:31 | link |
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agosto 26 2004

Washington Post, Steve Coll se ne va e mette sotto accusa il giornale

Il numero due del Washington Post Steve Coll ha deciso di lasciare il posto ai vertici di uno dei maggiori quotidiani del mondo, definendo insanò il lavoro di gestione del giornale. E il quotidiano, oltre a raccontare con un ampio articolo l'addio di Coll, ha anche svelato ai propri lettori i retroscena della corsa alla sua poltrona che si è subito scatenata in redazione. Ha 45 anni Coll, da sei anni è managing editor e braccio destro del direttore del Post Leonard Downie, e autore di Ghost Wars, un libro che da mesi è ai vertici delle classifiche americane e che racconta la guerra segreta della Cia a Osama bin Laden che parte dagli anni Ottanta. Premio Pulitzer nel 1990, Coll ha spiegato che scrivere libri del genere "è il lavoro che sento dovrei fare, quello che mi piace fin da quando ero ragazzo". Essere alla guida di un gigante editoriale come il Post, invece, è un lavoro "che ha aspetti di cui nessuna persona sana può godere". La decisione di Coll, che ha bruciato molteplici tappe nella carriera ed era visto come un candidato alla direzione, ha lasciato scioccato a quanto pare il direttore Downie, che ha avviato la ricerca di un vice con un procedimento di cui lo stesso Post racconta i passaggi, facendo anche un toto candidati. Il libro inchiesta ha portato alla luce numerose occasioni mancate da parte degli Usa per chiudere i conti con bin Laden prima dell'11 settembre. Grazie ad un accesso senza precedenti a fonti della Cia, Coll ha pubblicato molto materiale inedito soprattutto sulla guerra segreta condotta dall'intelligence americana per anni in Afghanistan contro i sovietici.

postato da: Sal alle ore agosto 26, 2004 16:40 | link |
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agosto 21 2004

Gran Bretagna, Paul Field si trasferisce negli Usa

Il direttore del Sun Paul Field ha firmato un contratto per American Media. Lo dice il Guardian. Il Sun è dell'editore Rupert Murdoch che proprio su Field aveva riposto molte delle speranze di riportare in quota il suo giornale. 

postato da: Sal alle ore agosto 21, 2004 22:13 | link |
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Mosca, debutta Novy Ochevidets che sembra tanto il New Yorker

E' in edicola a Mosca Novy Ochevidets, nuovo magazine settimanale. Il New York Times dice che sembra tanto il New Yorker. Anzi, e così identico che a New York dicono di essere rimasti sorpresi.

postato da: Sal alle ore agosto 21, 2004 22:03 | link |
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Usa, le fonti non sono più riservate

I giornalisti in Usa che insistono nel tenere riservate le fonti delle loro informazioni sono in gravi difficoltà. La magistratura infatti è sempre meno disposta a riconoscerlo come un diritto e certi giudici non esitano a usare il pugno di ferro nei confronti dei reporter reticenti. In questo paese di grande tradizione democratica, con la stituzione più liberale del mondo e il primo emendamento che  garantisce ogni libera espressione, si è instaurata di fatto una sorta di guerra tra magistratura e giornalisti. Soprattutto dopo che i giornali avevano evidenziato lo scandalo del Ciagate. Ora altri cinque reporter sono accusati da un giudice federale. Hanno risposto alle sue domande ma non hanno voluto dirgli da chi avevano appreso le informazioni contenute nei loro articoli.  In questo rifiuto, il giudice Thomas Penfield Jackson ha ravvisato il reato di "oltraggio alla corte" ed ha condannato ciascun reporter al pagamento di una multa di 500 dollari al giorno fino a quando non si deciderà a parlare.  La sentenza, non ancora esecutiva in attesa dell'appello, ripropone la problematica della libertà e della responsabilità della stampa in un paese dove televisione e giornali, come il caso Watergate insegna, dispongono di un potere enorme. "Altrochè potere, siamo di fronte a un vero e proprio attentato al primo emendamento-  ha detto Lucy Dalglish, del Reporters Committee for the Freedom of the Press, un gruppo per la tutela della libertà di stampa-  In questo paese c'è un clima esasperato, dall'allarme antiterrorismo che ha esacerbato lo scontro tra chi vuole proteggere i segreti e chi, come il giornalista, i segreti li vuole divulgare". Il nuovo caso riguarda i giornalisti Joseph Herbert dell'agenzia americana Ap, James Risen e Jeff Gerth del New York Times, Robert Drogin del Los Angeles Times e Pierre Thomas, attualmente alla rete televisiva Abc ma che all'epoca dei fatti lavorava per la Cnn. I cinque si sono occupati del caso di Wen Ho Lee, uno scienziato originario di Taiwan che aveva lavorato nei laboratori nucleari di Los Alamos, nel New Mexico, e che tra il 1999 e il 2000 aveva trascorso nove mesi in carcere perchè sospettato di spionaggio a favore della Cina. Il ricercatore ha fatto causa al dipartimento all'energia e a quello della giustizia, accusandoli tra l'altro di avere passato alla stampa false informazioni sul suo conto. Per ora nessuno dei reporter rischia il carcere ma questa possibilità negli Usa in teoria esiste. Il giornalista Matthew Cooper, del settimanale Time, un altro reporter in conflitto con i giudici, non è stato ancora arrestato solo perché il suo avvocato ha presentato ricorso in appello. Con gli altri colleghi del New York Times, Washington Post e Nbc, Cooper è uno dei protagonisti del Ciagate, imbarazzante vicenda sulla guerra in Iraq e sulle armi di distruzioni di massa e a una spia della Cia bruciata dai giornali. L'attivismo dei giudici statunitensi non sfugge a movimenti internazionali come Reporters Sans Frontieres, che da Parigi ha protestato per la multa inflitta ai cinque del caso Lee. "Senza in tribunale- dice Reporters sans frontierès-  il diritto alla riservatezza della fonte non ci sarà più nessuno disposto a dare informazioni delicate alla stampa".  Una sentenza della Corte Suprema del 1972 riconosce che tale diritto in teoria è ammissibile ma all'atto pratico spetta poi al singolo magistrato decidere quando il primo emendamento è applicabile. Per questo il difensore dello scienziato Lee ha potuto convincere il giudice che in questo caso non c'entrava nulla. Aveva anzi proposto non 500 ma mille dollari di multa al giornalista.

postato da: Sal alle ore agosto 21, 2004 21:45 | link |
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agosto 18 2004

Telegraph, il governo apre la porta ai fratelli Barclay

Primo via libera alla combattuta acquisizione dei giornali del gruppo Telegraph da parte dei fratelli Barclay: il ministero del Commercio e dell'Industria britannico ha infatti deciso di non intervenire nel takeover da 665 milioni di sterline, circa 990 milioni di euro, perchè l'operazione sarebbe nell'interesse pubblico. Proteggerebbe cioè l'accurata presentazione delle notizie, la pluralità nel controllo dei media e la libera espressione d'opinione. Il garante britannico per la concorrenza, l'Office of Fair Trading, la cui eventuale approvazione dell'acquisizione dovrà basarsi su criteri relativi alla concorrenza sul mercato dei media, ha invece annunciato che analizzerà l'opportunità di sottoporre, o meno, a revisione l'operazione. I fratelli Barclay hanno tentato per molti mesi di rilevare il gruppo Telegraph, che oltre al quotidiano Daily Telegraph, include il settimanale Sunday Telegraph e la rivista lo Spectator. Ma un primo accordo segreto con Lord Black (allora alla guida di Hollinger International, ex casa madre del gruppo, e poi estromesso a causa dello scandalo sui pagamenti non autorizzati ricevuti da lui e da altri alti dirigenti) fu bloccato da un tribunale americano.

postato da: Sal alle ore agosto 18, 2004 17:13 | link |
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agosto 16 2004

Gente, perquisita la redazione

La redazione del settimanale Gente e l' abitazione romana del giornalista del periodico Gennaro De Stefano sono state perquisite stamani su ordine della Procura della Repubblica di Genova. Le perquisizioni condotte dalla polizia giudiziaria erano finalizzate alla ricerca di atti dell' indagine svolta dalla magistratura genovese in relazione ai fatti di violenza durante il G8. A renderlo noto con un comunicato è la stessa direzione del settimanale. "Nel corso di tali perquisizioni - si afferma nella nota - al direttore di Gente, Umberto Brindani, e al giornalista De Stefano, sono stati notificati avvisi che la Procura di Genova li ha iscritti nel registro degli indagati per il reato di ricettazione, per il solo fatto di aver ricevuto da una fonte documenti relativi a detta indagine. Brindani e De Gennaro confidano che la Procura di Genova al più presto accerterà che il reato ipotizzato a loro carico non esiste, ma giudicano sconcertanti e lesivi della libertà di stampa - prosegue il comunicato - gli avvenimenti di questa mattina. E ribadiscono di aver svolto con correttezza e senso del dovere l'attività propria del giornalista che, in un paese democratico, è volta principalmente a cercare notizie, valutarne e verificarne l'attendibilità e informare i cittadini affinch‚ questi possano svolgere quell' opera di valutazione e critica, tipica delle leggi della democrazia, dell' operato di coloro che sono preposti alla guida del paese e alla tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza. Tale funzione - conclude il settimanale Gente - viene attribuita alla stampa dalla stessa Costituzione italiana".

postato da: Sal alle ore agosto 16, 2004 16:57 | link |
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agosto 15 2004

New York Times, le fonti non si rivelano

E' ormai scontro tra il New York Times e il giudice federale di Washington competente sul caso di Valerie Plame, l'agente segreto della Cia la cui identità fu rivelata dalla stampa lo scorso anno. Il giudice che conduce l'istruttoria ha convocato Judith Miller, reporter del New York Times per chiederle di fare i nomi delle fonti dalle quali apprese che la Plame era al servizio dell'ente spionistico americano. Ma il giornale ha già annunciato che si opporrà a ogni richiesta in questo senso. Pubblicando il nome dell'agente segreto, secondo l'accusa, il NYT e altri giornali non solo bruciarono la copertura della donna, ma violarono la legge americana che impone il rispetto della massima segretezza sull'identità degli agenti della Cia. "Ci rammarichiamo che i giudici abbiano scelto di emettere il mandato di comparizione nei confronti di Judith Miller- ha detto Arthur Sulzberger, direttore del Times- per cercare di costringerla a rivelare le sue fonti riservate. I giornalisti non dovrebbero rischiare il carcere per la sola colpa di avere tentato di riferire con intraprendenza sull'operato del governo".

postato da: Sal alle ore agosto 15, 2004 10:21 | link |
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agosto 14 2004

Usa, anche il New York Times nel Cia Gate

Continuano le indagini dell'Fbi sui giornalisti americani coinvolti nella vicenda del Cia Gate. La rivelazione da parte di una fonte della Casa Bianca sull' identità di un agente della Cia. Il giornale a finire nel mirino degli investigatori è adesso il New York Times, la cui giornaliste Judith Miller, ha ricevuto una citazione che le ordina di testimoniare di fronte a un giudice federale per rispondere a domande sulle sue fonti. Nei giorni scorsi sorte analoga era toccata a giornalisti del Washington Post, del settimanale Time e della rete tv Nbc. Il New York Times ha reagito preannunciando che darà battaglia nelle aule di giustizia. Arthur Sulzerberger, editore del Nyt ha detto: "I giornalisti non dovrebbero essere messi di fronte alla prospettiva dell'arresto per aver fatto niente di più che cercare, in modo aggressivo, di riferire sull'operato del governo".

postato da: Sal alle ore agosto 14, 2004 10:35 | link |
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agosto 11 2004

Riassunto di Ferragosto

Rieccomi. Metto insieme tutto. Per questi giorni di Ferragosto dovrebbe essere una buona lettura.

Il settimanale Nuts è il giornale maschile più venduto in Gran Bretagna. A otto mesi dal primo numero vanta già 290 mila acquirenti prevalentemente tra i 16 e i 34 anni. Il secondo posto è del rivale Zoo, uscito sempre a gennaio. Il settore dei giornali maschili in sei mesi ha raddoppiato i profitti nel Regno Unito, passando da 3 milioni di euro a più di 5,8 milioni. Un vero business che ha solleticato altri editori: il tedesco H Bauer lancerà giovedì il settimanale Cut e Richard Desmond, proprietario dell'Express Newspapers, ha depositato il marchio OK! A perderci sono alcuni mensili, come Jack, che ha chiuso i battenti a luglio, e Maxim.

I giornalisti Bob Woodward e Carl Bernstein, le cui inchieste pubblicate sul Washington Post sullo scandalo Watergate portarono alle dimissioni del presidente Nixon esattamente trent'anni fa, hanno rievocato il clima di allora ricordando come erano perseguitati dalla Casa Bianca. "Ci sentivamo soli", ha detto l'altra sera Bernstein al Larry King Show diffuso dalla Cnn. «L'addetto stampa di Nixon, Ron Zeigler, attaccava noi e il Washington Post, in tutta la vicenda cercavano di screditarci, ha aggiunto. I due giornalisti hanno ribadito che non riveleranno l'identità della "gola profonda", una delle loro fonti chiave, se non dopo la sua morte. E poi Woodward ha descritto Nixon come "brillante in molti campi", socialmente maldestro e ossessionato dalla sua sopravvivenza politica. "Agiva come se fosse circondato da nemici", ha sottolineato Bernstein.

Con la partecipazione di Carl Berstein e John Woodward il Festival del Cinema di Locarno ha aperto la sua retrospettiva dedicata a cinema e giornalismo. Il primo film proiettato è stato quello il danese "Kongekabale", Il gioco del re, opera prima del trentaduenne Nicolaj Arcel, un thriller tutto dedicato al tema del Festival. Un giovane e ambizioso giornalista, Ulrik Torp, interpretato da Anders Berthelsen, figlio dell'ex ministro della Giustizia, viene assegnato anzitempo e a sorpresa ai servizi parlamentari proprio quando scoppia un caso importante. A tre settimane dalle elezioni, il capo di uno dei partiti destinati a vincere è coinvolto in un incidente stradale. Cinicamente, all'interno del suo stesso schieramento, inizia una lotta fra fazioni senza esclusione di colpi. Il giovane e inesperto Torp, alla ricerca di uno scoop che giustifichi la scelta di un incarico al parlamento, vista solo come una raccomandazione, si fa manipolare. Un suo articolo, ispirato da un portavoce interessato, determina il suicidio di un innocente, marito di una esponente politica di rilievo. In realtà il cronista è stato scelto perchè potenzialmente condizionabile, in particolare dal padre che è però una persona onesta. Finalmente Torp si sveglia e scopre che molti giornalisti sono coperti da politici che sono sempre più frequenti i ricatti fra leader di una stessa corrente, i conflitti di interesse, rapporti inquinati fra i redattori parlamentari e le loro fonti, la corruzione morale e materiale. Lui si riscatta, viene licenziato, litiga col genitore e riesce a far emergere la verità.

La società pubblica che gestisce la metropolitana di New York, la Metropolitan Transportation Authority, ha annunciato la sua intenzione di mettere in atto da questo autunno un "divieto generale" di scattare fotografie all'interno della metro newyorkese. Sono ovviamente esclusi giornalisti, reporter e fotografi muniti di un permesso da richiedere alla società di trasporti stess. La ragione del divieto al pubblico sarebbe motivata da un aumento delle misure di sicurezza per la protezione dei passeggeri. La decisione non è ancora definitiva ma potrebbe essere adottata nelle prossime settimane. Se la misura entrerà in vigore i turisti che vogliono immortalarsi nella leggendaria subway di New York rischieranno una condanna a 10 giorni di prigione e una multa di 100 dollari.

La minaccia di un arresto ha resoteso il clima intorno all'inchiesta sul "Ciagate", la fuga di notizie dalla Casa Bianca sull'identità di Valerie Plame, un agente segreto della Cia sotto copertura. Vari giornalisti coinvolti nella vicenda hanno ricevuto citazioni per comparire di fronte a un giudice federale per rivelare le loro fonti e uno di loro, un reporter del settimanale Time, rischia l'arresto se non collaborerà con le indagini. La svolta nell'inchiesta dell'Fbi sulla talpa della Casa Bianca è arrivata nel fine settimana, ma gli sviluppi sono trapelati solo in questi ultimi giorni. Gli investigatori cercano di stabilire chi rivelò nell'estate 2003 ai media l'attività alla Cia della Plame, moglie dell'ex ambasciatore, Joseph Wilson, che aveva duramente criticato l'amministrazione Bush per le sue prese di posizione sul presunto traffico di uranio dal Niger per l'Iraq. La soffiata viene ritenuta una possibile vendetta politica e potrebbe costare fino a cinque anni di carcere al suo autore. Il conduttore di un popolare programma tv "Meet the Press" della Nbc Tim Russert e Matthew Cooper di Time si erano opposti a una citazione per comparire di fronte ad un giudice federale, perchè sarebbero stati costretti a discutere di rapporti con fonti protette dal segreto professionale. Alla fine però Russert ha accettato di testimoniare e secondo un comunicato della Nbc le domande che gli sono state rivolte riguardavano i suoi colloqui con Lewis "Scooter" Libby, il capo dello staff del vicepresidente Dick Cheney, uno degli alti esponenti dell' amministrazione che è stato sospettato di essere la talpa. Si è invece rifiutato di parlare Cooper e un giudice federale di Washington, Thomas Hogan, lo ha accusato di oltraggio alla corte ordinandone l'arresto, insieme a una multa di mille dollari al giorno a Time fino a quando Cooper non deporrà. Il giornalista del Washington Post, Walter Pincus, ha a sua volta ricevuto lunedì sera una citazione e pare che altri giornalisti abbiano già deposto in segreto di fronte al giudice Hogan che ha detto che il segreto professionale in questa vicenda non può essere giustificato.

postato da: Sal alle ore agosto 11, 2004 11:49 | link |
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