Usa, Penthouse va alla regina tedesca del porno
Ha solleticato per decenni, con il rivale Playboy, le passioni bollenti e proibite di milioni di uomini. Hard ma non troppo, copertine patinate e poster giganti, attrici, modelle, divette avrebbero fatto carte false per vedersi fotografate da Penthouse. La leggenda del nudo più esplosivo d’America adesso cambia editore. General Media, con l’acqua alla gola e soffocata da 40 milioni di dollari di debito, ha trovato finalmente, dopo mesi di trattative, un acquirente. E’ Beate Uhse, la regina della porno distribuzione tedesca, proprietaria della più grande catena di sex shop in Europa. Controvalore dell'operazione, che si inserisce nel piano di salvataggio dalla bancarotta, 45 milioni di euro. La società di Beate Uhse si assumerebbe anche quattro milioni di dollari di debito. A gennaio General Media aveva rifiutato un’offerta di 62 milioni di dollari. Oggi le parti si troveranno davanti ad un giudice chiamato ad approvare l’intesa. L’affare però sembra ormai concluso. Con ampia soddisfazione di tutti. L’unico scontento sembra Milton Polland, 90 anni, presidente di Penthouse. Quasi sicuramente la regina del porno tedesca gli ha già fatto preparare le valige. Un vero peccato per Polland, fino ad oggi l’uomo più anziano sul trono dell’editoria erotica. Persino Hugh Hefner aveva ceduto lo scettro di grande vecchio del porno, abbandonando a «soli» 78 anni Playboy, la sua creatura.
Usa, una campagna elettorale tutta di film
Un altro controverso documentario contro-Bush, dopo Fahrenheit 9/11, entra di prepotenza nella campagna elettorale per la Casa Bianca. S'intitola Outfoxed, è di Robert Greenwald, è contro la rete di Rupert Murdoch Fox, è in testa alla classifica delle vendite di dvd di Amazon.com., secondo il quotidiano di spettacolo Variety. Il documentario è costato appena 300 mila dollari alla produzione ed è diventato, con il film di Moore, uno dei pezzi forti della campagna per mmagini con cui i democratici progressisti cercano di convincere il resto dell'America a leggere tra le righe dei mass media e cacciare GeorgeBush dalla Casa Bianca il giorno delle elezioni. Questo documentario non è il solo attacco che la rete di Murdoch e il suo proprietario devono fronteggiare in questi giorni. Il magnate australiano dell'editoria è il nuovo bersaglio di Doonesbury, la popolare striscia progressista di Garry Trudeau che da oltre un anno è dedicata alla campagna contro la guerra in Iraq e agli intrallazzi tra la Casa Bianca e poteri forti dell'economia. Il record delle vendite del documentario di Greenwald ha coinciso con la sponsorizzazione di Outfoxed da parte dell'organizzazione liberal MoveOn.org, che aveva già contribuito a circa un terzo delle spese di produzione del film. La stessa organizzazione ha acquistato una intera pagina di pubblicità sul New York Times per pubblicizzare il dvd, con lo slogan: «I comunisti avevano la Pravda, i Repubblicani hanno la Fox». Il documentario contro Murdoch circola finora solo sul mercato degli home video ed è diventato un tassello importante della campagna democratica casa per casa. È disponibile per ora solo su Internet, ma presto lo avranno sugli scaffali anche le grandi catene come Tower Records e Borders, dove con 25 mila copie vendute ha battuto altri campioni di incassi degli ultimi mesi. E' andato meglio di Passion of the Christ. Il documentario Outfoxed ha cominciato a dare la scalata alla classifica delle vendite questa settimana dopo che il documentario di Greenwald è stato mostrato a circa tre mila "house parties", vere e proprie feste elettorali organizzate la domenica sera in tutta l'America dagli attivisti democratici. Il film è un montaggio a ritmo serrato di video clip della Fox e di interviste a ex dipendenti e esperti di media. Il regista lo ha realizzato monitorando la rete di Murdoch alla ricerca di segni di partigianeria sotto lo slogan dell'emittente "Fair and Balanced", ovvero onesto e equilibrato. Dal documentario emerge il ritratto di una rete che onesta ed equilibrata non lo è affatto. Le posizioni editoriali partigiane sono all'ordine del giorno, illustrate ogni mattina in un briefing a tutti i dipendenti, e dove gli anchor sono incoraggiati a sottolineare le notizie che possono portare acqua al mulino della rielezione di Bush. Secondo un ex collaboratore della Fox uno di questi memorandum allo staff riguardava la confezione dei telegiornali sull'Iraq. "Ricordatevi quando scrivete che tutto va per il meglio. Non parlate mai dei morti. Mantenete un tono positivo".
Libri, finalmente si legge
Il libro va a gonfie vele. Lo dicono i dati dell'Associazione italiana editori (Aie), che evidenziano come il fatturato dell'industria libraria nazionale sia in leggera crescita, di pari passo al numero di italiani che leggono almeno un libro all'anno, e che il consumo di pagine scritte sia più forte laddove c'è maggior diffusione di Internet o di altri prodotti ad alta tecnologia. L'anno scorso il 53 per cento degli italiani ha aperto almeno un libro, anche se l'11 per cento è stato un cosiddetto «lettore morbido», come vengono definiti coloro che leggono solo libri di genere o manuali. La crescita è stata dell'1 per cento rispetto all'anno precedente, che non ci fa abbandonare gli ultimi posti della classifica europea, ma è comunque incoraggiante. dice Federico Motta, presidente dell'associazione degli editori. Il fatturato del settore è aumentato dell'1,8 per cento a 3.621 milioni di euro senza comprendere gli allegati a periodici e quotidiani, una fetta importante del mercato che quest'anno varrà circa 60 milioni di copie contro i circa 250 milioni diffuse in libreria. Dai dati degli editori emerge inoltre che la lettura in Italia parla sempre al femminile. Sui quasi 23 milioni di italiani che leggono almeno una volta all'anno un libro non scolastico o di genere, cioè il pubblico di riferimento per gli editori, oltre 13 milioni sono donne, poco più di 9 milioni uomini. E i giovani sono i più curiosi. Leggono regolarmente il 50 per cento dei bambini tra i 6 e i 10 anni e il 60 per cento degli 11 e 14enni Poi si scende. Legge il 55 per cento tra i 15 e i 17 anni, il 51 per cento tra i 18 e i 24 anni, il 48 per centodi chi ha tra i 25 e i 34 anni. Secondo i dati dell'associazione editori, il libro rimane un consumo molto amato dagli italiani, che alla libreria destinano il 44 per cento dell'intera spesa culturale. I circa 23 milioni di lettori abituali, il 41% della popolazione totale, battono coloro che sono andati almeno una volta in un museo o a una mostra, 28 per cento della popolazione italiana, il 19 per cento a teatro o il 9 per cento ad ascoltare musica classica. Anche coloro che leggono abitualmente i giornali, il 39 per cento degli italiani, sono meno di chi si compra almeno una volta in dodici mesi un libro.
The Ecologist, a settembre il debutto italiano
Il 20 settembre sarà in edicola la versione italiana di The Ecologist, la rivista del pioniere del movimento ambientalista britannico Edward Goldsmith. Lo ha detto lo stesso Goldsmith nei giorni scorsi. Il primo numero di "Per custodire la terra", che sarà presentato a San Casciano di Firenze il 17 settembre, è edito dalla Libreria Editrice Fiorentina di Giannozzo Pucci. "Negli anni Sessanta - ha detto Goldsmith, ricordando la fondazione di The Ecologist nel 1969 - cominciai a rendermi conto che la salvaguardia dei popoli primitivi e della natura erano questioni inscindibili. Mi accorsi che il problema alla radice era lo sviluppo economico. Così decisi di fondare una rivista per esplorare queste tematiche".
New York Post, Britney chiede scuse e denaro
Al New York Post lo sapevano ancora prima di pubblicarla. La foto di Britney Spears che s'ingolla un whisky non è piaciuta alla cantante. Lei dice che stava bevendo altro, così ha chiesto le scuse del giornale e ovviamente un po' di denaro.
Blog Rock da mille e una notte
I lettori del Bersò sanno che raramente segnalo l'uscita di nuovi blog. In genere mi annoiano, d'estate poi tutti dicono più banalità che in quasiasi parte dell'anno. Questo Mille e Una notte (rock) ,onde e memorie in cui la musica era davvero un'arte, è un po' diverso dagli altri. Dategli un'occhiata, ne vale la pena. Ci aspettiamo altre storie, diari, annotazioni, curiosità e soprattutto link, c'è un mondo laggiù da scoprire. Ben arrivati.
Usa, lo scandalo di Father Joe
E' uno dei casi letterari americani dell'anno. Ha scalato la classifica dei bestseller "Father Joe", un libro e una confessione, la storia di un incesto in famiglia tenuto segreto per decenni. A portarlo alla luce ha provveduto il New York Times, scatenando però reazioni indignate. Lettori imbufaliti e una divisione all' interno della leggendaria redazione newyorchese. Per la sua stessa natura, il libro scritto dal commediografo e umorista Tony Hendra non poteva lasciare indifferenti. La storia di Hendra parte da quando, a 14 anni, avviò una relazione sessuale con la moglie di un amico di famiglia. L'uomo lo scoprì e reagì in modo sorprendente. Lo costrinse a incontrare un monaco benedettino, padre Joseph Warrilow, che diverrà il suo punto di riferimento. Dopo un' esistenza caotica, spesso disperata, caratterizzata dal successo artistico ma anche da droga e alcolismo, Hendra ha raccontato il suo decennale confronto umano con "L'uomo che ha salvato la mia anima", come recita il sottotitolo. L'editore Random House aveva previsto una tiratura di 15 mila copie per "Father Joe", ma ha dovuto ricredersi. Il libro va a ruba da un paio di mesi, con centinaia di migliaia di copie distribuite che lo collocano attualmente tra i cinque libri non di fiction più venduti negli Usa. Merito anche di una recensione entusiasta del maggio scorso sul New York Times. Ma nei giorni scorsi lo stesso quotidiano ha preso la sofferta decisione di mettere in un'altra luce Hendra. Dal passato dello scrittore è emersa una figlia, Jessica, che ha raccontato con dovizia di dettagli gli abusi sessuali cui il padre l'avrebbe sottoposta da piccola. Tra la miriade di peccati e trasgressioni che Hendra ha confessato nel libro, di questa vicenda non c'è traccia. «Il libro non è la storia completa - ha detto la donna - se restavo zitta sarei stata complice». L'autore ha negato le accuse, con parole dolci per «la mia povera bambina malata», che secondo lui si è inventata tutto. Il New York Times ha dedicato un'inchiesta scrupolosa alla vicenda, ascoltando numerosi testimoni e riempiendo un'intera pagina con il caso Hendra. Una lettura che ha suscitato grandi emozioni. E dopo pubblicazione dell'inchiesta lo stesso quotidiano di New York ha scoperto di aver provocato una spaccatura all' interno della redazione. Daniel Okrent, il garante dei lettori del NYT nominato sulla scia dello scandalo del giornalista falsario Jayson Blair, ha riflettuto qualche giorno, ha parlato con lettori e redattori e alla fine ha fatto pubblicare sul quotidiano un pezzo di mezza pagina, quasi un chiedere scusa ai lettori. La tesi di fondo è che Hendra non è un politico, nè il presidente di una società quotata a Wall Street e non è quindi chiaro quali siano i limiti della libertà d'informazione, in una vicenda privata sulla quale non è in corso un'indagine giudiziaria. Okrent si è fatto odiare da molti, all'interno del maggiore quotidiano del mondo, per lo scrupolo con cui tiene d' occhio il lavoro dei giornalisti. Ma il caso Hendra è diventato la goccia che fa traboccare il vaso, facendo finire i retroscena degli scontri in redazione sulla prima pagina del Wall Street Journal, che ha pubblicato anche le email al veleno scritte dal direttore del New York Times, Bill Keller, al suo garante. Intanto, il libro fa piazza pulita dei tutti gli altri usciti in questo periodo.
Usa, Vogue sceglie le gemelle Bush
Si affina la campagna elettorale Usa anche sui giornali. Il mensile Vogue sceglie un'intervista con le figlie del presidente George Bush. Le gemelle Bush, Barbara e Jenna, dunque dopo tre anni e mezzo in cui la Casa Bianca aveva insistito in tutti i modi per farne rispettare la privacy, sono partite alla conquista del voto dei coetanei della cosiddetta generation Y. Le sorelle Bush hanno ventidue anni, laureate di fresco una a Yale e l'altra all'università del Texas a Austin, hanno buttato alle ortiche i jeans sformati e i sandali infradito che le avevano accompagnate negli anni del college. Le due ragazze della Casa Bianca hanno indossato per Patrick Demarchelier, il fotografo del mensile di moda diretto da Anna Wintour, raffinati e sontuosi abiti da sera di Calvin Klein e Oscar de la Renta e gioielli prestati del più famoso gioiellere d'America, Harry Winston. È la prima volta che le gemelline Bush approdano di loro iniziativa sui giornali americani. Le altre volte, quando erano state fermate per aver ordinato alcolici senza avere l'età legale, avevano mandato in sollucchero la stampa tabloid. Adesso, raggiunta la maggiore età quando il consumo di una birra non è più off limits, sia Jenna che Barbara hanno rivelato a Vogue che l'alcol non è più in cima ai loro pensieri. La bevanda preferita delle ragazze Bush adesso è il cappuccino alla soia di Starbucks. L'intervista a Vogue, in cui le gemelle rivelano anche i loro piani per il futuro, Jenna a insegnare in una scuola di Harlem, Barbara con un programma in Europa dell'Est che assiste bambini con l'Aids, ha coinciso con le prime uscite delle ragazze Bush al fianco del papà . La bionda Jenna, con pantaloni a zampa di elefante e ombelico di fuori, ha accompagnato Bush padre in Pennsylvania venerdì scorso, Jenna, la bruna, più sobria in camicetta e jeans bianchi, ha viaggiato con lui ieri in Michigan. Per le gemelle Bush è una sfida tutta in salita: un recente sondaggio della rivista Newsweek ha rivelato che, tra i loro coetanei il 55 per cento disapprova il loro papà su tutti i fronti, economia, politica interna, politica estera e guerra al terrorismo. L'80 per cento degli studenti di college sentiti dal settimanale ritiene «decisiva» questa consultazione elettorale. Entrambe hanno insistito di essere entrate in corsa di loro spontanea iniziativa. "Papà non me lo ha chiesto", ha detto Jenna a Vogue: "Loro non hanno mai voluto buttarci in pasto al mondo e la nostra decisione deve averli sorpresi. Ma io amo papà e penso che avrei rimpianto di non essere stata dalla sua parte". La First Lady Laura Bush si è detta felice del debutto delle figlie nella campagna elettorale del padre. "Era molto difficile per loro guardare la corsa stando in panchina", ha detto la moglie del presidente spiegando alla Nbc la ragione per cui le gemelle si sono decise a buttarsi nella mischia. Invece Laura Bush ha detto di avere dato a Barbara e Jenna un solo consiglio materno prima di andare allo sbaraglio "State dritte e non tenete i capelli davanti agli occhi".
New York, lo spot pacifista non ci sarÃ
La questione è la più dibattuta a New York in questi giorni. Un gruppo di donne pacifiste di San Francisco avevano affittato lo spazio di un maxi-cartellone a Times Square per uno spot gigante contro la guerrain Iraq. Sotto l'immagine simbolica della mela a orologeria, sarebbero dovuto scorrere le parole: «La democrazia si insegna con gli esempi, non con la guerra». L'iniziativa di Billboard Project, questo il nome del gruppo di cui fanno parte personaggi famosi tra cui la celebre chef Alice Waters di Chez Panisse, è finita su un binario morto quando il gigante dei media Clear Channel Communications, proprietario di ben 70 spazi di affissione a Times Square, ha deciso di revocare il contratto.Il Billboard Project ha deciso di avviare un'azione legale per contestare la decisione invocando il diritto alla libertà di parola protetto dalla Costituzione. Il maxi-cartellone avrebbe dovuto accendersi il 2 agosto e restare illuminato durante la Convention Repubblicana a New York fino al 2 novembre, data delle elezioni per la Casa Bianca. Il Clear Channel Communications, nonostante abbia al suo attivo cospicue donanzioni nelle casse del partito della Casa Bianca, ha detto che lo spazio al Billboard Project non è stato preso per motivi politici. "Abbiamo obiettato all'immagine della bomba" dichiarato al New York Times il presidente e amministratore delegato del gruppo Paul Meyer. Le donne dietro Billboard Project sono tra le più influenti nell'area di San Francisco, oltre alla chef Alice Waters, regina madre della gastronomia biologica che cucinava per i Clinton quando i democratici erano alla Casa Bianca, ne fanno parte Orville Schell, la preside della scuola di giornalismo a Berkeley e Lauren Powell Jobs, la moglie del co fondatore della Apple Computers Steve Jobs. Ma Clear Channel, un gruppo texano, è un oppositore ben più potente. Il network detiene 1.270 stazioni radio e 39 televisioni in America, ha 776 mila spazi pubblitari stradali in tutto il mondo ed è considerato una delle aziende più influenti per determinare cosa gli americani sentono e vedono ogni giorno sui media.
New York, chiude e riapre il ristorante dei giornalisti
E' il ristorante dei giornalisti di New York. L'Ansa scrive che adesso Le Cirque chiude e subito dopo riaprirà . Questo è anche il posto dove s'incontrano gli uomini della finanza e della politica. L'inventore di Le Cirque Sirio Maccioni, in vacanza a Montecatini, ha confermato che il 31 dicembre chiuderà il ristorante che ha sede all' interno del New York Palace, sulla 50/ma strada, nelle stanze che avevano ospitato l' arcivescovado di New York. La famiglia Maccioni, la moglie Egidiana e i figli Mario, Marco e Mauro, riapriranno il ristorante che si affermò nella seconda metà degli anni Ottanta nella zona più residenziale, Up Town, dove del resto Le Cirque era nato, nella 65esima strada. Le ragioni della chiusura e della successiva riapertura decisa da Maccioni, il cui libro autobiografico ha ottenuto una recensione lusinghiera sul New York Times e un notevole successo di vendite negli Usa, sono economiche, perché all' interno degli alberghi il costo del personale dei ristoranti è molto più alto che fuori, perché il patron vuole tornare alle origini sia come localizzazione, nell'Up Town dove l'atmosfera è più rarefatta ed elegante, con un ristorante meno sfarzoso e poi perché Maccioni pensa che occorra avere il coraggio di chiudere e ricominciare da zero, specialmente quando il clima sociale cambia. E oggi, secondo Maccioni, non è più quello di quando il ristoratore decise di chiudere sulla 65esima e aprire nel grande albergo che fa capo alla famiglia del sultano del Brunei. Allora si era sulla scia del grande boom e lontani dal terrorismo di Bin Laden.
Londra, il mostro va all'asta
Il mostro originale di Alien, la celebre pellicola diretta da Ridley Scott nel 1979, è uno dei cimeli cinematografici che saranno battuti domani all'asta alla Bonhams di Londra. L'orrida creatura del famoso film di fantascienza secondo gli esperti potrebbe spuntare fino a 18 mila euro. Alto neanche 40 centimetri, il viscido essere che ha terrorizzato le platee di mezzo mondo squarciando il petto di John Hurt, l'interprete del personaggio abitato dal mostro, è un pupazzo di lattice i cui arti, branchie, mascelle e saliva sono azionati da appositi comandi. Il proprietario Roger Dicken, responsabile degli effetti speciali di film come 2001 odissea nello spazio e Thunderbirds, ha deciso di separarsene dopo 25 anni.
New York Post, Murdoch aveva uno scoop
Il proprietario del New York Post, Rupert Murdoch, non può prendersela con i suoi giornalisti per la clamorosa gaffe del quotidiano, che martedì ha annunciato a tutta prima pagina la notizia esclusiva che John Kerry aveva scelto come suo vice il deputato Richard Gephardt. Sarebbe stato lo stesso Murdoch, rivela il New York Times, la misteriosa fonte di informazioni dello scoop mancato. Il miliardario australiano avrebbe telefonato alla redazione alle dieci di sera, lunedì, per comunicare quanto aveva saputo. I giornalisti hanno rifatto la prima pagina, per la seconda edizione del giornale, con il titolo "Dem picks Gephardt as VP candidate", Il candidato democratico sceglie Gephardt come vicepresidente. L'articolo non recava alcuna firma e non citava fonti per la notizia. Il giorno dopo il candidato democratico alla Casa Bianca Kerry annunciava che la scelta per il suo vice era il senatore John Edwards. Il New York Post ha negato che la fonte della clamorosa gaffe fosse Murdoch. Il miliardario australiano, in una intervista alla Cnbc, ha detto che "tutti possono fare un errore", così i giornalisti del New York Post hanno già presentato le loro scuse ai loro lettori.
Washington, i giornalisti cantano per Bush
Tutti d'accordo non erano. Poi si sono convinti e un gruppo di giornalisti ha cantato Buon Compleanno al presidente George W. Bush che ha compiuto 58 anni. I reporter erano stati ammessi nello studio ovale al termine dopo l'incontro fra il presidente e David Oddsson, premier islandese. Il presidente Bush ha cercato di scoraggiarli, dicendo che l'avrebbero messo in imbarazzo, ci hanno pensato un po', poi il ritornello è partito e il presidente ha ringraziato.
Il Journal Register acquista 21St Century
Il Journal Register ha annunciato che acquisterà per 415 milioni di dollari 21st Century Newspapers,gruppo editoriale che pubblica quotidiani e settimanali nella zona del Michigan. E' quanto riporta il Wall Street Journal, che sottolinea come Journal Register si e' aggiudicata la vittoria nell'asta indetta per il controllo della società , a cui hanno partecipato altri dieci offerenti, tra cui la casa editrice Hearst. Per Journal Register si trattera' della 29esima acquisizione, la più rilevante, tra l'altro, dal 1993. Il gruppo raccoglierà i finanziamenti necessari al completamento dell'operazione attraverso un collocamento di obbligazioni che sarà curato da J.P. Morgan. Nel frattempo, il comparto editoriale continua a fare gola a molti gruppi di buy-out, che guardano con interesse agli alti margini e al flusso di cassa consistente del settore Emc.
Mosca, giovani russi manifestano davanti ai giornali
Il gruppo giovanile russo "Camminando insieme", di stampo filogovernativo, ha lanciato a Mosca una campagna sulla presunta mancata copertura sui casi di corruzione. Lo scrive l'Associated Press. L'iniziativa è rivolta contro giornali e tv russi non filo Cremlino e gli uffici di corrispondenza di diversi paesi occidentali. L'organizzazione ha già annunciato che il picchettaggio davanti alle sedi degli uffici dei mezzi d'informazione durerà tutta la settimana. "Vogliamo che giornali e tv davanti ai quali stiamo manifestando prestino più interesse a questo argomento" ha detto Konstantin Lebedev di "Camminando insieme". Il gruppo sostiene di avere le prove che giornali russi hanno ammesso di pubblicare informazioni inesatte in cambio di migliaia di dollari. Il gruppo ha preso di mira sei pubblicazioni russe, tra le più critiche della politica del Cremlino e di Putin. Altri manifestanti si sono piazzati davanti agli uffici della Reuters, France Press, Bloomberg News e Bbc.
Usa, comics in testa alla classifica delle pagine più lette
Le strisce comiche sono in testa alla preferenze dei lettori americani di giornali. Lo dice una statistica del Mediamark Research. Ai comics seguono le news generiche, le pagine dello sport, del business e della scienza.
Usa, un altra storia inventata e si dimette il direttore del Topeka Journal
Un altro ariticolo con informazioni inventate ha messo a rumore il giornalismo Usa. Questa volta si è dimessa Anita Miller, direttore del Topeka Capital Journal nel Kansas. Questa volta le palle sono arrivate da una lunga, e falsa, dissertazione su un fatto avvenuto durante la Seconda Guerra Mondiale.
Bbc, cancellati i reality show gli ascolti crollano
La Bbc ha cancellato i reality show dai suoi palinsesti per sostituirli con i più seri programmi di attualità . Secondo i dati ufficiali pubblicati dal Barb, Broadcasters Audience Research Board, nella prima metà di quest'anno la quota media dell'audience di Bbc1 è scesa di circa il 5 per cento. Alla Bbc2 va ancora peggio, il calo è arrivato fino al 10,25 per cento.
Bill Clinton, una biografia che vale oro
La biografia dell'ex presidente Bill Clinton ha venduto nei primi sette giorni più di un milione di copie. Lo scrive il New York Times. Il presidente di Publishing Group Alfred A. Knopf ha detto che Random House, una divisione del gruppo Bertelsmann, ha già messo in cantiere la terza ristampa che arriverà a 2,6 milioni di copie.
Usa, discriminazioni razziali al Wall Street Journal secondo girnalista nera
Il caporedattore del Wall Street Journal Carolyn Phillips ha presentato denuncia contro il gruppo editoriale Dow Jones & Company, che controlla il quotidiano finanziario Usa, per discriminazione razziale. Secondo quanto riporta l'agenzia Dow Jones, la Phillips fu licenziata nel novembre 2002 dopo più di vent'anni anni al giornale. La sua accusa è che il Wall Street Journal "ha l'abitudine di frenare la carriera del personale di origine afro-americana". La causa intentata dalla Phillips precisa che il giornale ha deciso il licenziamento, oltre che su base razziale, anche a causa delle sue condizioni di salute. La causa punta ad un risarcimento danni di 5 milioni di dollari.
Londra, il rilancio di lord Black sul Daily Telegraph
E' l'azionista di riferimento della holding Hollinger Inc., lord Conrad Black. Scrive l'Ansa che lord Black ha lanciato un'azione legale contro la Hollinger International per bloccare la vendita del gruppo Telegraph, concordata con i fratelli Barclay senza il suo consenso. I fratelli si sono aggiudicati lo scorso 22 giugno il quotidiano Daily Telegraph, il domenicale Sunday Telegraph e il periodico The Spectator per 729,5 milioni di sterline in contanti, poco più di 1 miliardo di euro, battendo un'agguerrita concorrenza a livello internazionale. Il pacchetto di minoranza nella Hollinger Inc. è di lord Black, controlla oltre il 70 per cento dei diritti di voto, ma non ha avuto voce in capitolo nella vendita, che è stata concordata direttamente dalla partecipata Hollinger International a cui fanno capo le testate. Lo stesso Black era stato estromesso dal suo incarico di amministratore delegato della Hollinger International lo scorso novembre dopo essere stato accusato insieme ad altri dirigenti di aver incassato dalla società pagamenti milionari non autorizzati. La vendita delle testate dice la Hollinger Inc. rappresenta un valore sostanziale di Hollinger International e quindi richiede l'approvazione degli azionisti. Il vertice di Hollinger International, però, non la pensa così e ritiene che l'accordo con i fratelli Barclay non debba essere messo ai voti.
Washington Post, chat con il reporter della Casa Bianca
Ci si può parlare. O meglio chattare, per essere precisi. Il Washington Post ha aperto una chat con Dam Froonkin, corrispondente dalla Casa Bianca.
Guardian, non tabloid ma berliner
Il Guardian di Londra, dopo l'Indipendent e il Times, esce in edizione compatta. Il quotidiano britannico e la sua edizione della domenica The Observer non adoteranno il formato tabloid, come molti altri giornali della capitale,ma saranno le prime testate nel Regno Unito a scegliere il modello Berliner, attualmente utilizzata in Europa da testate come Le Monde. Il Guardian Media Group ha stanziato 50 milioni di sterline, circa 75 milioni di euro, per finanziare il rilancio delle sue testate, che dovrebbero uscire nella loro nuova veste nel 2006 e il piano rappresenta la più grande rivoluzione da quando il Manchester Guardian si trasferì a Londra quarant'anni fa.
Time Warner, 5 miliardi di dollari per acquistare la Metro Goldwyn Mayer
E' una delle più sensazionali offerte che siano mai state fatte, Time Warner è pronta ad acquistare la Metro Goldwyn Mayer per 5 miliardi di dollari. La cifra comprende denaro cash e azioni. I tempi sono stretti, Time sente la concorrenza della Sony.