Tv, arriva in Italia il tunisino
Il prossimo martedì 3 febbraio sarà ufficialmente presentata Sport Italia, la rete analogica che trasmette in chiaro sulle ex frequenze di Telepiù Bianco, e che dalla prossima settimana presenterà la sua seconda tv che probabilmente si chiamerà D-Free. Il proprietario del network è Tarak Ben Ammar, ha 53 anni, è nato in Tunisia, è proprietario di finanziarie e società cinematografiche, è amico di Murdoch, Berlusconi e Zeffirelli. Inizia la sua carriera nel cinema con la Carthago Films che ha prodotto in trent'anni pellicole come Guerre Stellari, Indiana Jones, il Gesù di Zeffirelli, Il Messia di Rossellini. A metà degli anni Ottanta inizia le collaborazioni produttive con le tv di Berlusconi, le consulenze per Murdoch, gli investimenti con il principe saudita Al Walid. Nel 1995 Ben Ammar porta il principe arabo nel capitale di Mediaset. Nel 2003, risolve una complessa questione finanziaria con Mediobanca, e già che c'è dà una mano a Rupert Murdoch che sta mettendo su Sky Italia. In Tunisia costruisce Ltc, un grande centro tecnologico per gli effetti speciali. Da due anni è il presidente di Roma Studios. Ben arrivato Tarak, chissà che cosa ci porti di buono.
Internet, gli under 30 non sanno decidere
La tv e la radio sono gli unici grandi amori, i giornali carta straccia, il Web divide le opinioni. Lo dice il terzo rapporto del Censis, anticipato da Panorama, e che verrà presentato martedì 3 febbraio a Cagliari. Del rapporto parleranno il direttore del Censis, Giuseppe Roma, il pedagogista don Gaetano Galia, docente dell' Ateneo di Sassari, il presidente della Fnsi, Franco Siddi, il presidente dell' Ordine regionale dei giornalisti, Mauro Manunza, ed il presidente dell' Ucsi nazionale, Massimo Milone.
Caso Kelly, più fiducia alla Bbc che a Blair
Un sondaggio dice che tre britannici su dieci credono più alla BBC che al governo, mentre solo uno su dieci pensa il contrario. Lo pubblica il Guardian. Il 49 per cento non crede più né al governo né alla BBC. Il sondaggio Icm segnala una nuova caduta di credibilità di Tony Blair che perde due punti nell'ultima settimana facendo segnare un 55 per cento di persone scontente e il 38 per cento soddisfatte.
AmNewYork, la free press per il Web
Il giornale gratuito più interessante di New York, e forse anche quello scritto meno coi piedi, si può leggere anche in .pdf. Lo riporta Editor & Publisher e lo si legge nel sito della free press stessa. L'iniziativa è carina, ma è un po' un controsenso per un giornale pensato per essere sfogliato sulla metropolitana.
Francia, i poveri della radio
I giornalisti e i dipendenti della radio pubblica francese guadagnano meno dei loro colleghi della televisione. Lo scrive Le Monde. Mentre Radio France annuncia proteste.
Greg Dyke, dimissioni all'inglese
Se Tony Blair ne è uscito trionfante il caso Kelly ha costretto alle dimissioni il presidente Gavyn Davis e seguito oggi da quelle di Greg Dyke, direttore generale del network pubblico inglese. Si è già detto in tutto questi giorni, ma il pezzo su Dyke della Bbc è il miglior giornalismo all'inglese che sia possibile leggere. C'è tutta la tradizione, la storia e la serietà del giornalismo britannico.
Bertelsmann, giro di danza
Il presidente del colosso dell'editoria tedesca Bertelsmann Gunter Thielen resterà sulla sua poltrona fino al 2007, poi si vedrà . Lo scrive Afx News. Dal gruppo è invece appena uscito Daniel Brewster, capo della filiale americana Gruner und Jahr, sostituito da Axel Ganz, esponente del consiglio di amministrazione europeo.
Sono 700 i giornali italiani nel mondo
Si terrà giovedì prossimo, presso l'Ordine nazionale dei giornalisti, Lungo Tevere de' Cenci 8 a Roma, la conferenza stampa di presentazione dell'Annuario dei mass media italici nel mondo. Secondo i dati raccolti dall'Istituto Media & Comunicatori Italici in 61 nazioni sono stati individuati, a luglio 2003, 679 mass media, tra pubblicazioni in carta, testate on-line, newsletter, emittenti radiofoniche, stazioni televisive, programmi radiofonici e televisivi. Su 679 mass media nel totale, 16 sono in Africa, 20 in Asia, 128 in Nord America, 5 in Centro America, 209 in Sud America, 267 in Europa, 34 in Oceania. Sul totale di 679 media, sono 369 i periodici cartacei, 164 i programmi radio, 22 le stazioni radio, 17 i programmi TV, 7 le emittenti TV, 28 i periodici on line, 70 le newsletter. Sul totale di 369 media cartacei i 346 che hanno dichiarato la diffusione esprimono 96.634.576 copie diffuse durante l'anno. Sono infine mille i giornalisti, 150 i pubblicitari, altrettanti i comunicatori pubblici e 50 gli editori italiani presenti nel mondo.
Abc, Barbara se ne va
E' stata una delle più famose intervistatrici della televisione americana, ora dopo 25 Barbara Walters se ne va, smette di lavorare e torna a casa. Lo scrive il New York Times. La giornalista esce di scena perché stanca di far fronte alle pressioni degli executive della rete per trovare ospiti che attirino il pubblico più giovane. "Abbiamo fatto Fidel Castro ed è stata una fantastica intervista" ha detto al New York Times "ma abbiamo avuto ratings più alti quando abbiamo parlato con Courtney Cox e David Arquette". L'anchorwoman più famosa d'America ha 74 anni e negli ultimi due decenni ha intervistato per la Abc tutti i presidenti americani e le first ladies dai tempi di Richard Nixon, leader mondiali come Margaret Thatcher, Yasser Arafat, Boris Ieltsin e Muammar Gheddafi, Monica Lewinsky e Donna Rice, Claus von Bulow e Mike Tyson.
Il Bersò Video, rassegna di blog
Ogni settimana è on line Il Bersò Video , una rassegna stampa sui blog italiani. L'edizione è in fase sperimentale, realizzata con tecnologia Apple. Il Bersò Video si vede con QuickTime.
Usa, i ragazzi in fuga dai giornali
La tendenza non solo si è consolidata, ma si è sviluppata ancora più velocemente negli ultimi mesi. Lo Star Tribune scrive che i giovani americani fino a 30 anni di età non leggono quasi più la carta stampata, tutte le informazioni arrivano dai siti dei giornali. Comprese quelle della campagna elettorale appena cominciata.
Il Giorno della Memoria
Il 27 gennaio sarà il Giorno della Memoria. Per gli amici torinesi che mi hanno chiesto informazioni sulle manifestazioni in programma rimando chi ne è interessato a questo mio pezzo pubblicato su Torino Sette, il magazine del venerdì de La Stampa. Se avete bisogno di altre news fatemelo sapere per posta.
Ricci, Bonolis e qualche dubbio
Dunque, mettiamola così. Un paio di settimane a pesci in faccia e poi Ricci e Bonolis, Rai e Mediaset sono tornati a cuccia. Uno pensa, Annunziata e Confalonieri hanno fatto la voce grossa e loro zitti a rimestare rancori, ma ligi al dovere, pascolano di nuovo nei rispettivi recinti. Ieri Bonolis ha chiuso in orario, Striscia alle 21 ha calato il suo sipario. Bravi ragazzi.
Sempre ieri però alle 21 e qualche minuto è cominciato il Grande Fratello, che pur stanco, falso e vecchio è un programma su cui Mediaset punta carte e denari. Tutto dunque deve andare come un orologio. E così è stato. Con una piccola, impercettibile, lieve anomalia, diciamo di tipo morale, che non è possibile non rilevare. Il programma di Bonolis e il Grande Fratello sono prodotti dalla stessa società . Ovvero Endemol, la medesima azienda che nei giorni scorsi si è trovata al centro della lite delle comari.
E' ovvio che non necessariamente c'è un legame tra gli accadimenti, ma il sospetto è che tutta la bega sia stata costruita per tirare su gli ascolti da una parte e preparare il lancio del Grande Fratello dall'altra. Il programma di Bonolis era cotto, dopo la pausa natalizia. Difficile riportarlo alla share di novembre e dicembre. Una gigantesca lite tra Bonolis e qualcun altro poteva essere una buona soluzione. Dall'altra parte il Grande Fratello, i cui ascolti sono calati dalla prima edizione alla terza, aveva bisogno di un traino gigante, ovvero una Striscia all'altezza dei tempi migliori. E nulla sarebbe stato meglio che farsi precedere, per giorni, da un lancio di piatti tra Ricci e qualcun altro. E che ieri alle 21 in punto è finito, come per l'incanto di una fiaba.
Questi i fatti. La stessa casa di produzione, la necessità di tenere alti gli ascolti, il pubblico ingenuo con l'amo già in bocca. La società Endemol è di proprietà di Marco Bassetti, marito di Stefania Craxi, figlia di Bettino.
Wall Street Journal, un'edizione per l'India
Una edizione del Wall Street Journal arriverà presto in India. Lo scrive il New York Times. Un accordo è stato raggiunto a New Delhi tra Down Jones e Bennet Coleman & Co.
Inghilterra, i gemelli Barclay si comprano il Daily Telegraph
Sono davvero identici, in tutto. Il Guardian riporta la notizia che sir David e sir Frederick Barclay, gemelli nell'aspetto e nel business, hanno acquistato il 78 per cento di Hollinger Inc, l'editore del londinese Daily Telegraph. Il Telegraph è costato ai Barclay 466,5 milioni di dollari.
Usa, il capo della Grunher se ne deve andare
Lì sono rapidi nelle decisioni. Scrive il New York Times che il grande capo della Grunher & Yahr Usa Publishing Daniel B. Brewster jr.deve lasciare la sua potente poltrona. Un anno difficile, qualche giornale non è andato come previsto, la pubblicità del gruppo è calata, negli Usa è arrivato pure Axel Ganz, l'uomo che conta nel consiglio di amministrazione, a prendere una decisione che arriverà nei prossimi giorni.
Il Bersò Video, di che cosa parlano i blog italiani
Ogni settimana è on line Il Bersò Video , una rassegna stampa sui blog italiani. L'edizione è in fase sperimentale, realizzata con tecnologia Apple. Il Bersò Video si vede con QuickTime.
Elezioni Usa, la Cbs per le presidenziali
La Cbs è pronta alla campagna delle presidenziali. Il sito nel network americano mi pare il migliore per seguire bene la lunga corsa alla Casa Bianca. Le schede, gli articoli e gli aggiornamenti sono eccellenti.
Bbc, il digitale non va
Il canale digitale della Bbc non ha fatto registare ascolti in tutto l'anno. Secondo il Broadcasters Audience Research Bord lo share di New Bbc Channels, soprattutto quello delle news, ha fatto registrare un numero così basso di audience da non potere essere classificato. La metà dei telespettatori inglesi ha dichiarato che non passerà mai al digitale, anche quando nel 2010 verrà abbandonato il serivizio analogico, cioè quello tradizionale.
Le Monde 1 e 2, chi comanda
Ha debuttato Le Monde 2, il nuovo magazine del quotidiano francese. C'era grande attesa, anche per le nuove nomine del settimanale. Sui risultati di vendita per il primo weekend di diffusione si dovrà attendere qualche giorno.
Generation Dean
Giocate a fare i supporter di Dean con Benita. Diventate con questo blog i figli della Dean Generation. E se proprio non sapete come trascorrere le prossime cinque ore scaricatevi questo programma e collegatevi alla Howard Dean Tv. E siccome mi sento generoso questa la dico per quelli che insistono su Bush. In questo posto potete trovare i news feed di George. Casomai v'interessasse.
Howard Dean, se non c'è Hillary
Diciamoci la verità , se la signora Clinton si fosse presentata a questa specie di primarie democratiche non avrei avuto dubbi. Ma Hillary non c'è. Sappia Howard Dean che lui per me è solo un modesto ripiego. Comunque. Nella colonna di destra il link di Dean for America.
Il Bersò Video è on line, anche per quelli di Windows
Il Bersò Video è ora on line e visibile anche per quei peracottari di Windows. Si tratta di un breve video di Cutrettola Film del tutto sperimentale, in attesa di portare su Internet volti e voci sui temi dell'attualità . Debbo qui ringraziare Matteo che con grande disponibilità nel forum di Macitynet mi ha dato con pazienza tutte le indicazioni utili.
Algeria, giornalisti arrestati per vilipendio al capo dello Stato
Sono stati arrestati questa mattina in Algeria Ahmed Fattani, redattore capo del giornale L'Expression, e Mirou, uno dei suoi editorialisti. L'accusa è di vilipendio al capo dello Stato, nonostante nell'articolo incriminato non fosse mai indicato il nome del presidente Abdelaziz Bouteflika. Ma il titolo del pezzo "Leone il nano" ha fatto riflettere il potere.
Ricci e Bonolis, la corte stucchevole delle comari
Lo so, l'ho anche pensato, me lo sono promesso. Sulla lite da cortile Bonolis-Ricci non ho niente da dire. Pazienza, lo fanno tutti. Ed è una tale idiozia che, un andate a farvi fottere con tutti quei quattrini che mettete in tasca, mi è subito vento spontaneo. Poi ci ho ripensato. Per dire qualcosa sul capo di Striscia.
Con Ricci ho fatto parte per un paio d'anni della giuria del Festival del Cabaret di Loano, una manifestazione che nella metà degli anni Ottanta era il palcoscenico privilegiato per chi tentava la strada dello spettacolo. Un'estate due sconosciuti risvegliano dal torpore un pubblico abbastanza annoiato. I due si chiamano Aldo e Giovanni e fanno un cabert sottile, non svaccato, difficile, leggero ma colto. La giuria, o almeno quelli che non sono andati in spiaggia, si riunisce. In una stanza torrida di una pensione mi siedo vicino a Ricci e gli domando se sa chi sono questi Aldo e Giovanni. "Chi sono non lo so, non li ho mai visti prima, ma sono eccezionali- mi dice- quelli non li fermerà nessuno". Voto per loro, Ricci anche, convinco un paio di colleghi e alla fine il duo, che aspetta il futuro arrivo di Giacomo, vincerà alla grande.
L'ultima volta che ho incontrato Ricci è stato invece un paio d'anni fa quando gli ho fatto una lunga intervista per Max. Una mattina insieme, lui a chiacchierare, a raccontarmi della sua Savona, della presunta mafia ligure dello spettacolo composta da lui stesso, Fabio Fazio e Paolo Villaggio. Io a cercare di capire chi fosse l'uomo che da anni s'intasca ogni giorno strabilianti record d'ascolto. Quello che ne ho ricavato è l'immagine di uomo intelligente, appassionato, con doti da puro animale da televisione. Uno che s'incontra raramente in questo ambiente e che perciò merita la fama, il ruolo e il posto che occupa. Uno che ha un concetto un po' alto di sè, ma questo è un pregio per chi deve guardarsi davanti, alle spalle e la televisione dall'alto. Di Striscia si è ormai detto tutto. So però che ci sono direttori di giornale che, prima di mandare le pagine in tipografia, si vergognano e alle nove si chiudono in ufficio e guardano Striscia. Se questo fosse un paese normale Ricci dirigerebbe da anni il Tg1. Ma questo è un paese che permette a Ricci di avere per padrone e per principale avversario la stessa persona. E dunque, in un mondo viziato all'origine, la finta bega tra comari un po' ci fa tenerezza, un po' ci diverte e molto ci fa schifo.
Un cowboy per New York
E' lo scrittore del momento, a New York tutti sanno chi è Peter Biskind, autore di un libro curioso e molto venduto. Lo racconta il New York Times. Si parla di cinema indipendente nel suo "Down and Dirty Pictures", con un taglio del tutto diverso a quello a cui siamo abituati.
Elezioni Usa, la Cnn promette rigore sugli exit pools
Da oggi in poi le elezioni Usa 2004 saranno uno dei temi tritura palle della stagione. Cercherò di fare delle scelte, sempre rimanendo sul tema del blog che s'interessa di quello che accade nei media. Per ora il primo a fare qualche anticpiazione è stato l'anchor della Cnn Wolf Blitzer che a proposito degli exit pools ha detto "Ci andremo molto cauti". Insomma, con le sorprese andiamoci piano. Vedremo.
UsaToday, il reporter inventa storie si dimette
Un altro caso di storie false ben confezionate, questa volta tocca a Jack Kelly, inviato all'estero di UsaToday. Ne scrive lo stesso quotidiano. A quanto pare Kelly, che si è dimesso, ha anche raccontato bugie durante l'inchiesta interna del giornale che serviva a verificare se quello che scriveva era vero o falso.