C'è un retroscena all'intervista della Cbs a Saddam Hussein. La Casa Bianca (a destra nella foto) avrebbe fatto un'esplicita richiesta che in studio fossero presenti, e che potessero ribattere al dittatore di Baghdad, il vicepresidente Dick Cheney e il segretario di stato Colin Powell. Lo dice il New York Times. La Cbs non ha però avuto dubbi su come rimandare al mittente la richiesta. Si sono guardati qualche ora in cagnesco, poi tutto si è risolto con una telefonata di complimenti del portavoce di Bush Ari Fleischer a Dan Rather per il tono alto dell'intervista, anche se Saddam resta un "torturatore e assassino bugiardo e quella che fa è solo propaganda".
La smania irrefrenabile di scoop del sito di Roberto D'Agostino gioca brutti scherzi alla sua già labile credibilità . L'altro giorno il sito ha riportato con grande evidenza la notizia dell'uscita di un libro che metteva sotto accusa Le Monde. La notizia la sapevano tutti, e da Dagospia ci saremmo aspettati quello che annunciava il titolo, ovvero "la raccolta dei clamori sucitati a Parigi" dal volume scandalo. In realtà Olghina Di Robilant si è limitata a riassumere quello che riportava un dettagliato articolo del New York Times. Il blog che state leggendo ha dato la medesima notizia, aggiungendo la fonte di origine. L'Olghina ci ha messo del suo, senza però aggiungere alcuna opinione raccolta a Parigi. Insomma, una palla. E in più copiata.
Di offrire consigli non ci pensa nemmeno, Peter Arnett, l'uomo della Cnn che nella prima guerra del Golfo ci portò il conflitto sul divano, non vuole dire nulla ai giovani reporter in partenza per l'Iraq. Scrive sul Wall Street Journal: "Una notte nel 1991 raccontai che avevo visto bombardato l'unico impianto di fabbricazione del latte per i bambini di Baghdad. Il mattino dopo la Bbc disse che quello era stato uno dei più controversi reportage della mia carriera". Quello che in realtà mandò Arnett su tutte le furie fu che il portavoce della Casa Bianca Marlin Fitzwater lo definì "un bugiardo". Una storia che è rimasta un conto in sospeso per molti anni. E che forse lo è ancora adesso.
Sale la protesta dei lettori del Washington Post, dopo che il giornale ha chiaramente definito la propria posizione a favore della guerra in Iraq. " Un torrente di lettere, tutte credibili e spesso angustiate per la preoccupazione di un nuovo conflitto" ammettono al Post. Ma la scelta editoriale è sacra, non si cambia, anzi si difende. "Noi rispettiamo le opinioni dei nostri lettori che indicano la guerra come la peggiore delle opzioni- scrive il Post - Ma pensiamo che una pace a lungo termine sarà meglio servita dalla forza che dalle concessioni".
C'è malcontento tra i grandi inviati americani, i veterani di molte guerre. Le regole disposte dal Pentagono, che sta per imbarcare oltre 500 reporter da spedire nel Golfo, non piacciono a chi di battaglie scritte ne ha combattute davvero. Il Pentagono porterà i cronisti in prima linea, tutti ben regimentati, secondo regole già sottoscritte nei giorni scorsi dagli editori e che non potranno essere modificate. I direttori, spiegano i veterani al Guardian, avrebbero dovuto rifiutare fin dall'inizio l'accordo che gli era stato proposto. La pensa così anche Sidney H. Schanberg, uno che si è fatto tutto la Cambogia e il Vietnam e che ha detto che le regole imposte sono ambigue e che in sostanza i giornalisti andranno in Iraq a fare "le pubbliche relazioni" al Pentagono.
Tutto si può dire sui media americani fuorché non siano pronti a questa guerra. La copertura delle notizie sarà totale, hanno detto i direttori di quotidiani e televisioni a Editor & Publisher che sull'argomento pubblica un lungo servizio. Il più divertente è Colin McMahon, capo della redazione esteri del Chicago Tribune (a destra nella foto), che a proposito del dopo guerra a Baghdad immagina: "Un mini buerau sul posto con cinque o sei redattori per molti mesi, forse per anni". Accipicchia.
E' appena uscito negli Usa un libro che farà molto rumore e che mette con durezza sotto accusa Le Monde. Il New York Times ha scritto ieri che " l'icona del giornalismo francese" ne esce distrutta dall'inchiesta "La face cachée du Monde" scritta Philippe Cohen e Pierre Pèan. Una lungo e dettagliato resoconto di 600 pagine dal quale viene fuori, spiega il NYT, l'immagine di un giornale che "fa abuso di potere e bada soltanto ai propri interessi". Quello che il mondo conosce come il quotidiano, scrive ancora Elaine Sciolino per NYT, simbolo di "sobrietà e di correttezza" sarebbe soltanto una facciata. Il quotidiano francese è una raccolta di fandonie, bugie, preconcetti, affari loschi, interessi privati, manovre illegali, l'opera di un managment che pretende di essere il paladino della verità . Dei due autori il più conosciuto è Pierre Péan che qualche anno fa scoprì i legami di Francoise Mitterand con il governo fascista di Vichy. Un fatto è certo, questo libro, che alimenterà furiose polemiche, è uscito alla vigilia di una guerra che la Francia e Le Monde non vogliono e che sta scavando un solco enorme tra America ed Europa.
Cresce la protesta contro la chiusura, da parte delle autorità spagnole, di Euskaldunon Egunkaria, il giornale dei Paesi Baschi. La polizia aveva arrestato la settimana scorsa dieci persone e chiuso la sede del giornale con l'accusa di complicità con il gruppo terroristico dell'Eta. Adesso una lettera di Reporter sans frontierès, inviata al ministro della Giustizia Robèrt Menard, chiede che "nella legittima lotta al terrorismo non si calpesti il diritto alla libertà di stampa".
A quanto pare il commissario Onu Hans Blix non avrebbe ordinato a Saddam Huseein di distruggere i missili Al-Samoud. O almeno non gli avrebbe chiesto di farlo domattina. Lo dice Martha Raddtz, la cronista della Abc che lunedì aveva raccolto l'intervista a Blix sulla questione dei missili e che era certa di quanto aveva sentito. Adesso la reporter dice che in realtà Blix avrebbe detto che ha ordinato a Baghdad di cominciare, prima o poi, la distruzione delle armi. In quanto tempo non si sa, tutto resta come sempre a discrezione del dittatore.
Si stringono sempre maggiori alleanze editoriali in vista della sempre più probabile guerra in Iraq. Adesso Cnn e Cox Newspaper hanno ufficializzato quello che era nell'aria da giorni. L'accordo prevede scambi di servizi tra i due media e i reporter della Cnn dovranno per la prima volta mettersi a scrivere. "Tutti i nostri giornalisti hanno esperienza di stampa scritta" ha detto un portavoce della Cnn.
E' stato uno dei più grandi fotografi del mondo, il padre della Magnum Photo. La città di Valencia, in Spagna, rende omaggio in questi giorni a David "Chim" Seymour (nella foto a destra), l'uomo che con i suoi obiettivi ha fotografato l'intera storia del Novecento. La guerra civile di Spagna, il secondo conflitto mondiale, i mille scatti sui volti tragici, segnati, intensi dell'uomo. Tutti quelli che fanno questo mestiere debbono molto a Chim e chi si trovasse dalle parti di Valencia può andare all'Istituto d'Arte Moderna e visitare la mostra, che conta oltre 150 fotografie e che rimarrà aperta fino a domenica 13 aprile. Chi invece vuol saperne di più sulla leggendaria agenzia fotografica può acquistare "In our time", un magnifico volume edito da Rizzoli, uscito una decina d'anni fa e che ne racconta tutta la storia.
A quanto pare la Abc sta mettendo in riga tutte le concorrenti. Per la prossima guerra del Golfo ha acquistato tecnologie di trasmissione che non hanno paragoni. Secondo quanto pubblicato da CNET News.com avrebbe acquistato da On2 Techonologies 15 licenze per un sistema di trasmissione dati alla velocità di 2 Mb al secondo. In termini pratici significa che la qualità video sarà eccellente, che i reporter saranno dotati di piccole, potenti e leggere telecamere e che per il pubblico il conflitto sarà un po' come averlo sul marciapiede di casa. Che meraviglia, sarà meglio dei mondiali. Adesso si aspetta la contromossa della Cnn.
Ne ha dato grande risalto il piccolo Faytteville Observer. Le agenzie stampa hanno rilanciato la notizia che fa discutere Hollywood, dove le star del cinema si stanno schierando su fronti opposti a proposito della guerra in Iraq. La voce di Darth Vader nell'ultimo Guerre Stellari, lo straordinario interprete de "L'uomo dei sogni" con Kevin Kostner, la voce baritonale che dice nello spot "This is Cnn", James Earl Jones (nella foto a destra) ha detto di essere favorevole all'iniziativa di Bush, che la guerra è purtroppo inevitabile, ma che lui come tutti sperano sia breve.
Famoso per essere stato con Bob Woodward al Washington Post il reporter del Watergate, Carl Bernestein ha detto che le televisioni non hanno capito la marcia della pace, sono state superficiali e le hanno trattate con "troppa condiscendenza".
La faccenda non è di poco conto. Dopo l'11 settembre i giornali americani persero un sacco di pubblicità , soprattutto quella che loro chiamano "skittish", ovvero frivola. Ma quell'episodio fu improvviso, inaspettato, non programmato. La pubblicità mica va e viene come un burattino. Ci vuol tempo. Proprio come adesso, il lungo dilazionarsi dei tempi di guerra offre il modo di organizzarsi per bene. Così si sono messi in due U.S. News e World Report e hanno studiato un piano che si chiama "Il secondo fronte" e che offrirà agli inserzionisti uno spazio libero dalle faccende del Golfo, con notizie di affari, sceinza e cultura. Lì ragazzi potete metterci quello che volete, i conti tornano e i servizi sulla guerra non daranno nessun fastidio a pannolini, marmellate e bistecche.
Acquistata da Random House la Ullstein Heyne List, dipartimento editoriale di Springer Verlag Ag., editore di Bild, il popolare quotidiano tedesco. I due marchi rappresentano l'11 per cento del mercato editoriale. Il direttore sarà Jorg Pfuhl.
I "cattivi" aerei da guerra americani e inglesi hanno compiuto venerdì una serie di aggressioni in territorio iracheno. Lo sostiene l'agenzia di stampa di Bagdhad Ina che fa un conto totale degli attacchi delle "cornacchie" americane. Dal dicembre del 1998 a ieri sarebbero state quasi 50 mila.
"Sono una minaccia per la pace". Lo ha detto riferendosi a Bush e Saddam Jeneane Garofalo (nella foto a destra), intervistata da Mike Barnicle su MSNBC. L'attrice di Hollywood, 39 anni, ha al suo attivo 63 film, ma è soprattutto popolare per la sua costante presenza in tutti i talk show delle varie reti televisive.
Questa domenica il racconto di Sal fa un salto indietro nel tempo, rispetto a quelli sulla Mondadori. Qui siamo a Torino, negli anni di piombo, quelli delle violenze, delle armi, quelli in cui anche i giornalisti hanno pagato un duro tributo. Per Sal, che è alle prime esperienze, si aprono le porte di un'agenzia stampa di proprietà dell'Unione Industriale. L'uomo sbagliato nel posto meno indicato in quel periodo. Tant'è. E' evidente che per Sal non si tratta di una scelta politica, ma di salire sul primo treno che passa. Finalmente stipendiato, con contratto e con una redazione all'apparenza vera. E' ovvio che con Sal non si può mai sapere, ma qui c'è perfino un caporedattore. O almeno una specie di capo. Buon divertimento.
La distilleria del caporedattore Berto
Anni freddi e grigi, anni di piombo, anni Settanta. L'inverno di Torino è lungo e cupo come il suo cielo minaccioso, le periferie ribollenti, le fabbriche in rivolta. Tra agguati, attentati, processi alle Br, covi di Prima Linea, violenza e conflitti sociali la lunga strada del terrorismo sembra non finire mai. La città degli operai è in guerra. I giornalisti in trincea. E' il momento più cruento della battaglia. Alcuni vengono gambizzati, altri minacciati, qualcuno ci lascia la pelle.
Berto è capo redattore di un'agenzia stampa dell'Unione Industriale. La voce del padrone. Berto non è un cronista in trincea, non è un cronista d'assalto, non è un cronista con il coltello tra i denti. Sta seduto otto ore nel suo ufficio, dove ha ben poco da fare. E' però un tipo ingegnoso e affinché le ore non sembrino interminabili, per abbreviarle ha trovato un sistema delizioso. Lo fa in segreto, chiuso nella stanza.
In redazione, si lavora per giornali e televisioni locali, noi redattori conduciamo anche un telegiornale su una televisione di proprietà industriale. Nessuno sa però che cosa realmente Berto faccia tutti i pomeriggi. Nel pieno del ticchettìo delle macchine da scrivere lui compare sulla porta della redazione e comunica:
"Ragazzi, mi ritirò di là e metto giù un po' di titoli. Non chiamatemi per nessuna ragione". Detto fatto. Berto, alto, massiccio, occhi basedowiani, collo largo come la spalla di un coccodrillo scompare dall'uscio. Robusta manata sulla porta del suo ufficio, bottega chiusa. Per molto tempo si è pensato che Berto dormisse, la testa appoggiata sulla scrivania di legno, il ronfo sordo, o che guardasse la televisione con le cuffie, i piedi con i pedalini appoggiati nel cassetto. Per un paio di mesi le sue scomparse pomeridiane hanno coinciso anche con quelle di un’anziana segretaria. Berto e Ada.
E' un pomeriggio di primavera. Torino è spazzata da un vento gelido, in una cabina telefonica le Br hanno lasciato il solito messaggio. La redazione dell'agenzia è tappezzata di foto di terroristi. Sembra un ufficio della questura. La speranza è d'incontrare per strada un brigatista, portarlo in televisione e intervistarlo. Fessi. L'apertura del nostro telegiornale della sera l'ha già decisa Berto al mattino. Sarà l'inaugurazione della Fiera del Trattore di un paese del cuneese. A metà pomeriggio, chino sul trattore, sento un forte dolore alla stomaco. Esco e vado al bar. Tento con un citrato, poi con una limonata calda. Niente da fare. Il pezzo sul trattore non fa un metro e resto piegato in due. Berto è chiuso di là . Esce per una rapida fuga in bagno e mi trova nel corridoio.
"Qualcosa non va?" domanda con il solito sorriso a metà tra il rude giornalista dalle tante battaglie e il bonario cronista della porta accanto.
"Niente. Forse lo stomaco..."
Berto si guarda intorno. Gira la testa, osserva, scruta il corridoio. In questa sequenza di movimenti noto una dote straordinaria. La mimica facciale. Tipo Fernandel. A differenza dell'attore francese però muta l'espressione del volto un fotogramma alla volta. Come un film quando passa alla moviola.
"Mal di stomaco? Oh perbacco!".
"Non è niente..Passerà ".
"Ma scherzi? Vai subito a casa" ribatte paterno.
"Non posso, grazie. Devo condurre il telegiornale questa sera. Ci sono solo io. Non ricordi? E poi la fiera del trattore...E tutto il resto. No Berto, rimango. Andrà meglio, vedrai".
Insistere cambia il gioco, ormai le parti si sono invertite. Berto, il capo, vuol spedirmi a casa, io che voglio rimanere. Imbarazzo. Lui non sa più chi è, io nemmeno. Osservo un'altra sequenza di Bertofotogrammi , poi lui mi mette una mano sulla spalla e mi accompagna verso il suo ufficio.
"Forse ho il rimedio per te" dice in un sussurro. Mi coglie un atroce sospetto. Che Berto sia culo. Adesso mi spinge nella stanza dei misteri e tenterà di baciarmi. Il mio povero stomaco si comprime ancor di più. Non è così, per fortuna. Berto porta l'indice al naso. "Zitto" dice. Apre la porta.
Quello che mi compare davanti agli occhi è la più sensazionale scoperta giornalistica dell’anno. In pieno clima da guerra civile, con Torino nel sangue, i terroristi alla porta Berto che fa? Distilla grappa. Ecco il segreto della porta chiusa. Trascorre i pomeriggi armati estraendo acquavite da vinacce scelte. Mi fa entrare e chiude l'uscio alle spalle. Senza dir nulla mi mostra, con ampio gesto del braccio il suo capolavoro. Sulla scrivania, ripulita di fogli, macchine da scrivere, pile di notizie, tutta mercanzia inutile, sono distesi, come uno scheletro di dinosauro, una serie di recipienti, tubi di vetro, alambicchi. Nell'ultimo gocce lente calano con regolarità in una provetta. Tutt'intorno una sorta di condensa impedisce di capire il percorso scientifico di quella grappa.
Berto mostra la faccia migliore di sè. Sbotta in una risata. Si slaccia la cravatta.
"Guarda, Sal. E' un capolavoro o no?".
Non posso fare a meno di assentire, rapito da quel marchingegno da Mago Merlino.
"Eccezionale" dico con lo sguardo rapito su quelle bolle di vetro.
"Sai che cos'è?".
"Una distilleria. Suppongo".
"Bravo! Molto bene! Vedo che te ne intendi. Vieni a vedere da vicino. Su, coraggio! E' una meraviglia".
Berto passa a lato della scrivania, mi indica l'ultimo alambicco con la piccola provetta sotto.
"Vedi quella? E' grappa pura". E giù una risata oceanica.
"Pura?"
"Ci sto lavorando da tanto tempo. Voglio arrivare ai novanta gradi, capisci? E' la mia scommessa con questa vinaccia". Berto guarda la sua provetta con una serie di espressioni facciali in rapida sequenza. E' come se la sua massa cerebrale si fosse messa improvvisamente a girare. E' chiaro che sta distillando alcool e non grappa. Ha un sussulto, si volta verso di me e si ricorda dei miei dolori di stomaco.
"A proposito! Come va lo stomaco?"
"Non c'è male" mento. Ho capito dove andremo a finire.
"Perché non tentiamo un rimedio da vecchio montanaro?".
"Ho il trattore di là e...". Balbetto.
"Lascia stare quella stronzata dei trattori. Beviti un sorso di una grappa speciale che ho finito ieri. E' quello che ci vuole per te".
Non rispondo. Tanto non riuscirei a tirarmi indietro. Berto si stacca dalla distilleria, attraversa l'ufficio e si attacca al secondo ripiano della libreria. Per un secondo ho l'impressione che voglia tirarsela addosso. Invece, alza un gancio di ferro e la libreria si apre a ventaglio. Dietro, su uno scaffale in ferro una luna fila di bottiglie. Tutte piene, ordinate, etichettate. Bianche come la grappa. Sono esterrefatto. Prende la prima, la guarda in controluce, l'annusa.
"Guarda Sal, lo faccio per te".
Prima che possa muoversi, tento l'ultima carta.
"Berto, guarda che sto molto meglio. Sarà questo odore di vino, l'atmosfera, l'aria di cantina. Credimi adesso va tutto bene. Ti ringrazio. Sei davvero un collega gentile. Ma non ho proprio più bisogno di nulla. Torno al mio trattore...".
"No, no. Assolutamente no. Anzi, ora che stai meglio apprezzerai di più il gusto di questo capolavoro".
Richiude la libreria, prende un cavatappi dal cassetto dove ci stanno penne e matite e stappa il capolavoro. Non faccio a tempo a fare il solito gesto "un dito solo" che ne versa mezzo bicchiere da cucina. Fottuto.
"E adesso, bevi! Sentirai. Una bomba!".
Agguanto il bicchiere, lo guardo in controluce, lo scuoto. Prendo tempo. Abbozzo un sorriso. Berto è fisso, immobile, zero fotogrammi. Una rana zoppa sul bordo di uno stagno di escrementi. Prendo la decisione in una frazione di secondo. Ingollo il bicchiere in un colpo solo. Quello che è successo dopo lo ricordo appena. Una sola sensazione, prima di crollare sulla poltrona di Berto. Netta, precisa, lineare. La grappa che scende nel collo come un acido, s'infila bruciando per le budella e buca lo stomaco come se fosse un foglio di carta. Mai provato niente di simile. Faccia rossa, pelle d'oca nei capelli, occhi in lacrime.
Berto ride, è contento.
"Hai visto? Che colpo! Passato il mal di stomaco?".
"Gasp".
"Sai a quanto era questo grappino?"
"Un siluro" dico mentre mi asciugo il sudore e tento di alzarmi dalla poltrona.
"Settantacinque gradi!".
Esco. Lui resta davanti alla sua distilleria. Mi risiedo in silenzio alla mia scrivania. Fuori tira un vento bestiale, è pomeriggio inoltrato. Mi sento improvvisamente leggero, lo stomaco si è aperto, ho quasi un vuoto. Alle cinque ho fame. Alle sei prendo caffè e brioche. Alle sette leggerò il telegiornale tenendo un panino al prosciutto dietro al microfono.
La polizia spagnola ha arrestato dieci persone e chiuso Eskaldunon Egunkaria, giornale che si pubblica nella regione Basca. La pubblicazione è accusata essere fiancheggiatrice dell'Eta, la formazione armata terroristica. Questo è l'unico giornale spagnolo scritto interamente in lingua basca.
La Cnn e la Cox Newspaper Inc. stanno per siglare un accordo di collaborazione sulla copertura della prossima guerra in Iraq. Lo anticipa Editor & Publisher di oggi. L'accordo con la cable tv riguarda l'Atlanta Journal-Consitution, il quotidiano simbolo dell'editore americano.
Un altro appuntamento domenica prossima con i racconti di Sal Kentucky ambientati nel mondo dell'editoria. Questa settimana, abbandonati i fasti di Segrate, Sal ricorda gli anni di quella che in gergo si chiama gavetta, una sorta di schifezza dalla quale tutti sono passati. Le gavetta può durare mesi o anni, la speranza è sempre quella d'incontrare buoni maestri che t'insegnino il mestiere. Per Sal, a distanza di venticinque anni lo possiamo affermare con assoluta certezza, non è stato così. E capiremo il perché nei prossimi tre racconti.
Agli amici e ai frequentatori occasionali di questo blog, che hanno letto i racconti, credo più per compiacermi che per qualsiasi altra ragione, ricordo che tutte le storie, nel caso non le ricordassero bene a memoria, sono raccolte nel link a destra.
Fino ad ora sono stati pubblicati "Disney Magic World", "Anni di Grazia", "L'amore orale di Segrate", "A cagher sulle Alpi", "Il buono, il brutto e il pirla" e "Tarli di Segrate addio". Restate qui.
Tutti sulla notizia in pochi minuti, Il Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa offrono su Internet testi, foto e filmati dell'esplosione di New York.
Alle 18,45, mentre la Cnn su Internet, in versione italiana, pubblica ampio e fotografato resoconto dell'incendio scoppiato nella raffinaria di New York, la mamma di tutte le tv negli Usa, nella sua pagina Web, ha ancora in primo piano le fiamme di Rhode Island di ieri. E che diamine. Qualcuno glielo dica.
Cambia il vento per Bush. Una buona parte dei giornali e delle televisioni americane non appoggiano più la politica d'intervento in Iraq del presidente. Lo dice in un lungo reportage Patrick Barret sul Guardian di oggi. A differenza di una settimana fa, e cioè prima della marcia della pace, oggi ben 37 editoriali dei maggiori quotidiani nazionali, scritti tra il 15 e il 19 febbraio, indicano che è necessaria una coalizione mondiale prima di decidere un offensiva nel Golfo. E su ben 15 giornali, considerati "falchi", nove ora si definiscono "colombe".